Il fallimento della piscina di Muggiò e il silenzio del sindaco: un mandato in crisi
Il sindaco Rapinese e la sua amministrazione si trovano al centro di critiche per il fallimento della piscina di Muggiò e la mancanza di trasparenza.
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, e la sua amministrazione si trovano al centro di un dibattito acceso per il fallimento del progetto della piscina di Muggiò e per la mancanza di trasparenza e confronto con la città. La promessa di sistemare la struttura in 3-6 mesi, fatta durante la campagna elettorale, si è rivelata un miraggio. Dopo tre anni di fermo, la piscina è rimasta chiusa, mentre l’unico progetto avanzato, quello dell’azienda Nessi&Majocchi, è stato abbandonato senza spiegazioni. Il 25 settembre 2026, un’altra delibera di giunta ha reso ufficiale la sospensione del progetto “Como Arena”, che avrebbe dovuto consegnare una piscina olimpionica, un palazzetto dello sport e molto altro. L’investimento previsto era di 55 milioni di euro, con lavori iniziati nel 2027. Invece, il progetto è stato cancellato senza alcun confronto pubblico o spiegazione.
Un mandato in crisi e una comunicazione privata
La mancanza di trasparenza e di confronto con la città ha suscitato molte critiche. Il sindaco, infatti, ha preferito comunicare attraverso canali social privati, evitando qualsiasi dibattito pubblico. Questo atteggiamento ha reso il mandato di Rapinese sempre più distante dalla comunità. Dopo anni di assenze alle conferenze stampa, la sua amministrazione ha continuato a evitare il dibattito su temi cruciali come il traffico, il turismo, la piscina e lo stadio. Il sindaco ha anche rifiutato di parlare di progetti come il campo da rugby o la Ticosa, riducendo il dibattito a temi marginali come i campetti da basket e i fiorellini.
La comunicazione istituzionale è diventata un show personale.
La sua amministrazione ha preferito evitare qualsiasi confronto con la città, riducendo il dibattito a temi marginali. La piscina di Muggiò, che doveva essere l’opera simbolo del mandato, si è rivelata un fallimento. Dopo un furto di cavi di rame e la decisione di bloccare il recupero, il progetto è stato abbandonato. L’unico progetto avanzato, quello di Nessi&Majocchi, è stato rifiutato senza alcun motivo chiaro. Il sindaco, con un atteggiamento di orgoglio, ha scelto di non confrontarsi con la città, preferendo di più la propaganda e il controllo della comunicazione.
Un progetto abbandonato e un’opera simbolo inesistente
La piscina di Muggiò, che doveva essere l’opera simbolo del mandato di Rapinese, si è rivelata un fallimento. Dopo un furto di cavi di rame e la decisione di bloccare il recupero, il progetto è stato abbandonato. L’unico progetto avanzato, quello di Nessi&Majocchi, è stato rifiutato senza alcun motivo chiaro. Il sindaco, con un atteggiamento di orgoglio, ha scelto di non confrontarsi con la città, preferendo di più la propaganda e il controllo della comunicazione. Questo atteggiamento ha reso il mandato di Rapinese sempre più distante dalla realtà e dalla democrazia.
La mancanza di trasparenza ha reso il mandato sempre più in crisi.
La sua amministrazione ha preferito evitare qualsiasi confronto con la città, riducendo il dibattito a temi marginali. La piscina di Muggiò, che doveva essere l’opera simbolo del mandato, si è rivelata un fallimento. La sua amministrazione ha preferito evitare qualsiasi confronto con la città, riducendo il dibattito a temi marginali. La sua amministrazione ha preferito evitare qualsiasi confronto con la città, riducendo il dibattito a temi marginali.
