Madre e figlia avvelenate con ricina: inchiesta in corso, nuove perquisizioni e analisi di dispositivi

Nuove perquisizioni e analisi di dispositivi informatici nell’inchiesta sul duplice omicidio di madre e figlia avvelenate con ricina.

La Procura di Larino ha continuato a sviluppare l’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella e Sara Di Vita, avvenuto il 28 dicembre scorso per avvelenamento da ricina. Dopo una giornata intensa di attività investigativa, sono state eseguite nuove perquisizioni negli studi professionali del commercialista Gianni Di Vita, a Pietracatella e Campobasso, e sono stati acquisiti dispositivi informatici e la borsa da lavoro della vittima. L’obiettivo è ricostruire i rapporti e le attività delle vittime, nonché individuare eventuali elementi che potrebbero chiarire la dinamica del crimine.

Perquisizioni e acquisizione di dati digitali

Le operazioni sono iniziate martedì intorno alle 8 nello studio di Di Vita in via Risorgimento 18, a Pietracatella, di fronte alla casa della famiglia, tuttora sotto sequestro. Lo studio non è stato sequestrato, ma è stato oggetto di perquisizioni mirate. Gli investigatori hanno acquisito due computer, utilizzati professionalmente da Di Vita e Antonella, e hanno cercato documenti, carte e oggetti ritenuti utili a ricostruire la vita della moglie e dei suoi rapporti. Tra i materiali acquisiti c’è la borsa da lavoro di Antonella, rimasta nello studio dopo la sua morte.

Di Vita ha consegnato spontaneamente agli investigatori una copia dell’hard disk del computer utilizzato dalla moglie. In serata, poco dopo le 18, è tornato in Questura con due computer da consegnare per consentire la copia del loro contenuto. Il commercialista ha dichiarato: “Arriverà il momento in cui avremo qualcosa da dire”, senza fornire ulteriori dettagli.

Collaborazione della famiglia e posizione di Gianni Di Vita

Il legale di Di Vita, Vittorino Facciolla, ha ribadito la piena collaborazione della famiglia con gli inquirenti. “Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli”, ha spiegato. “Non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto.” La procuratrice Elvira Antonelli ha precisato che la posizione di Gianni Di Vita “non è assolutamente cambiata” e che, allo stato, non ci sono indagati per il duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Di Vita e la figlia maggiore Alice sono assistiti come persone offese nel procedimento. Le perquisizioni riguardano beni e spazi a disposizione dell’intera famiglia, e non esclusivamente di Gianni.

L’inchiesta ha visto l’ascolto di circa 200 persone, alcune delle quali più volte. Le audizioni proseguiranno nelle prossime ore mentre gli investigatori ricostruiscono i rapporti familiari, personali e professionali delle due vittime. Tra le piste investigative viene indicata anche quella passionale, sulla quale gli investigatori starebbero concentrando l’attenzione. Parallelamente procede il lavoro scientifico, con gli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino che esaminano i materiali forniti, compresi i 131 campioni e reperti raccolti il 30 luglio. Nonostante le nuove perquisizioni e l’acquisizione di dispositivi informatici, la Procura ha ribadito che allo stato non ci sono indagati per il duplice omicidio. L’unica certezza scientifica rimane la presenza di ricina nell’organismo di Antonella e Sara, che ha causato un’intossicazione acuta non lasciata scampo alle due donne. Non è stato ancora individuato il vettore attraverso il quale la sostanza è stata assunta né la sua provenienza.