Nuove tracce di sperma sul giubbotto di Yara Gambirasio, la difesa chiede nuovi test
Nuove tracce di sperma sul giubbotto di Yara Gambirasio, la difesa chiede nuovi test

Il caso di Yara Gambirasio si rialza dopo anni di silenzio, con nuove informazioni emerse attraverso la difesa di Massimo Bossetti, condannato a ergastolo per l’omicidio della tredicenne. Dopo aver ottenuto accesso a immagini particolari, la difesa ha presentato una potenziale svolta durante il programma Le Iene, trasmissione di Italia Uno. Secondo l’avvocato Claudio Salvagni, legale di Bossetti, sul giubbotto e sugli indumenti della ragazza sono emersi risultati compatibili con la presenza di liquido seminale maschile, non adeguatamente valorizzati all’epoca delle analisi. La difesa ha sottolineato come tali tracce potrebbero influire sulla ricostruzione degli eventi.
Test su giubbotto e felpa, risultati contrastanti
Le immagini ad alta definizione, mostrate durante il servizio de Le Iene, hanno evidenziato una positività al liquido seminale maschile, mentre le relazioni ufficiali indicavano un esito negativo. Il genetista Marzio Capra ha contestato questa interpretazione, sostenendo che qualsiasi scienziato forense avrebbe dovuto catalogare il risultato come positivo o almeno da approfondire. Secondo Capra, alcuni campioni risultano classificati come negativi, mentre, a suo giudizio, anche il test sulla felpa avrebbe fornito un riscontro positivo, seppure debole.
La difesa ha richiesto nuovi accertamenti per verificare i risultati, sottolineando l’importanza di una maggiore sensibilità degli strumenti tecnologici oggi disponibili. La consulenza ha anche segnalato un’incongruenza nella valutazione di altri test, nei quali sarebbe stata indicata una positività, certa o debole, nonostante le immagini non mostrassero tale risultato. Questo ha portato a una richiesta formale di ulteriori analisi.
Condizioni ambientali e sensibilità degli strumenti
Capra ha spiegato che una positività di questo tipo potrebbe essere compatibile con le condizioni alle quali il reperto è rimasto esposto per circa tre mesi, tra pioggia, gelo e altre intemperie. La difesa ha sottolineato come le condizioni ambientali potrebbero aver influenzato i risultati, ma non cancellare la presenza di tracce biologiche. La richiesta di nuovi test è motivata anche dal fatto che gli strumenti tecnologici attuali sono più sensibili rispetto a quelli utilizzati all’epoca.
Il caso di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011, rimane un tema di forte interesse pubblico, con nuove dinamiche che potrebbero influenzare la ricostruzione degli eventi. La difesa di Bossetti, pur non essendo in grado di modificare il verdetto di condanna, cerca di aprire nuove prospettive attraverso l’analisi di dati precedentemente non approfonditi. La richiesta di nuovi test rappresenta un tentativo di chiarire eventuali dubbi e di rivedere le analisi fatte in precedenza.
