Deputata Ghirra e rete medici anti Cpr: inchiesta svela mappatura e certificazioni false
Inchiesta svela mappatura e certificazioni false tra deputata e medici anti Cpr.
La deputata di Alleanza dei Verdi e Sinistra, Francesca Ghirra, è al centro di un’inchiesta che ha reso pubbliche chat con medici contrari al trasferimento degli immigrati nei Centri di Prima Accoglienza (Cpr). I messaggi, trovati sul cellulare dell’infettivologo Nicola Cocco, rivelano una rete organizzata che promuove false attestazioni mediche per evitare l’espulsione. L’obiettivo, come emerso, è la mappatura dei luoghi in cui vengono effettuate valutazioni, con un focus su Lombardia e Ravenna. La Procura di Ravenna ha acquisito diversi messaggi e audio, tra cui segnalazioni di immigrati colpiti da decreti di espulsione. La rete, chiamata NoCprSalute, conta 215 membri, tra cui medici con varie specializzazioni. La mappatura, spiegata come strumento per la diffusione territoriale, ha portato a numeri significativi, con almeno quattro non idoneità registrate a Ravenna.
mappatura e certificazioni false
La mappatura, un tema ricorrente nei messaggi, è vista come strumento per la promozione di una campagna anti Cpr. Gli organizzatori spiegavano agli iscritti che la mappatura serviva a comprendere i territori di appartenenza dei partecipanti all’appello. In un messaggio, si legge che l’obiettivo è «avviare una mappatura dei luoghi in cui le valutazioni vengono richieste/effettuate nella penisola, e in primo luogo in Lombardia». La diffusione dei messaggi sul territorio è stata accompagnata da una strategia di capillarità, con l’indicazione di luoghi come circoli, centri sociali e facoltà universitarie. La mappatura, però, ha un significato ulteriore nell’inchiesta, in quanto si collega a certificazioni false e a una pianificazione di interventi propagandistici.
valutazioni mediche e campagna anti Cpr
Proprio Cocco, in un messaggio della mailing list, ha spiegato che la valutazione clinica prevista dalla «Direttiva Lamorgese» si riduce a «un nulla osta alla vita in comunità» limitato al rischio di patologie contagiose. Non è prevista un’indagine sulle «condizioni di salute complessive» dello straniero, sulla salute mentale e sulle vulnerabilità sociali. Da questa premessa, Cocco ha concluso che il «ruolo inevitabilmente politico» è svolto da chi redige la certificazione. La campagna, promossa in collaborazione con associazioni come Mai più Lager-No ai Cpr e Gruppo NoCprSalute, mira a proporre di concludere per la non idoneità alla vita nei Cpr sulla base di due motivazioni: la patogenicità dei Cpr e problematiche deontologiche legate alla valutazione di idoneità.
inchiesta e violazione della privacy
La Procura di Ravenna ha indicato nel decreto di perquisizione «la pianificazione di specifici interventi propagandistici», la «promozione di incontri in rete» e un’organizzazione «strutturale» che potrebbe coinvolgere realtà ospedaliere diverse. Gli investigatori parlano di un «coordinamento unico» e di una «mappatura da rendicontare a terzi». Restano da individuare i soggetti e lo scopo. La condotta di Cocco è stata riconosciuta come «ripetuta e palese violazione della privacy dei pazienti», in quanto si è trasferito dati sanitari contenuti nelle certificazioni. La deputata Ghirra, pur dichiarando di non avere nulla da nascondere, ha ricordato l’articolo 68 della Costituzione, che tutela la corrispondenza dei parlamentari. La sua collaborazione con Cocco, che includeva visite ispettive e un esposto sulla struttura, ha aperto un nuovo caso nell’inchiesta.
