Aghion: il Pil non misura la qualità della vita, ma la crescita che non si vede
Aghion mette in guardia dal Pil: crescita non visibile e disuguaglianza.
Aghion, economista premio Nobel, ha messo in guardia durante il Festival dell’Economia civile a Firenze dal considerare il Pil come un indicatore completo della qualità della vita. Il prodotto interno lordo, pur essendo uno degli strumenti più utilizzati per valutare l’economia di un Paese, non cattura tutti i miglioramenti che incidono direttamente sul benessere delle persone. L’economista ha sottolineato che il Pil misura il valore complessivo dei beni e servizi prodotti, ma non registra necessariamente i progressi che migliorano la vita quotidiana.
La crescita che non si vede
Per spiegare il concetto, Aghion ha utilizzato un esempio legato alla sanità: “per certi tumori, per esempio, prima si operava sistematicamente e oggi si prendono pillole: è un miglioramento meraviglioso che nel Pil non compare”. Questo riferimento mette in luce come alcuni progressi tecnologici e terapeutici possano migliorare la vita delle persone senza riflettersi in modo immediato o lineare nei dati macroeconomici tradizionali. Secondo Aghion, il Pil non è un fine in sé, ma uno strumento per cercare la crescita della qualità della vita. L’economista ha sottolineato che il Pil non cattura molte cose che incidono direttamente sul benessere, come la salute, l’istruzione o la mobilità sociale. Quest’ultima, in particolare, è considerata una priorità per Aghion, poiché rappresenta la possibilità per una persona di migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto a quella di partenza.
La mobilità sociale è un indicatore chiave per ridurre le disuguaglianze.
Disuguaglianza e mobilità sociale
“Conta soprattutto la mobilità sociale”, ha detto Aghion, perché “che ci siano dei ricchi non è un problema, l’importante è che non ci siano poveri. Mi indigna la povertà, insieme all’assenza di mobilità sociale. Questa è in genere correlata alla disuguaglianza complessiva”. L’economista ha collegato la bassa mobilità a una distribuzione non equilibrata di reddito e opportunità, che può portare a una disuguaglianza persistente.
Nonostante i limiti del Pil, Aghion ha riconosciuto il suo valore. “Ma il Pil resta utile: i soldi non fanno la felicità ma possono contribuirvi”, ha osservato. La crescita economica, infatti, può generare risorse da destinare a politiche pubbliche e servizi. Nel caso francese, Aghion ha sottolineato che “In Francia, con mezzo punto di crescita in più, potremmo fare molte cose: un sistema sanitario migliore, o la flexsecurity, che costa molto e bisogna poter pagare”.
La flexsecurity richiede risorse significative per funzionare.
La flexsecurity è un modello di politiche del lavoro che combina flessibilità per le imprese e tutele per i lavoratori, ad esempio con strumenti di protezione del reddito e percorsi di riqualificazione. Tuttavia, il modello richiede risorse consistenti per funzionare. Aghion ha anche parlato delle rendite, distinguendo tra quelle “buone” e “cattive”. Secondo l’economista, “se innovi, devo permetterti di diventare ricco”, perché il premio economico può incentivare ricerca e progresso. Tuttavia, diventa un problema quando la ricchezza viene usata per impedire ad altri talenti di emergere.
- Il Pil non misura la qualità della vita.
- La mobilità sociale è una priorità per Aghion.
- La flexsecurity richiede risorse consistenti.
- Le rendite “buone” e “cattive” dipendono dall’innovazione.
