Il data center di Moncalieri: un progetto da 4,5 miliardi e un dibattito su energia e ambiente
A Moncalieri arriverà un data center che consumerà più elettricità di tutte le famiglie piemontesi. Critiche e preoccupazioni dei cittadini.
A Moncalieri, alle porte di Torino, si prepara la realizzazione di un data center che potrebbe diventare uno dei più grandi in Italia. Il progetto, che nasce sulle ceneri dell’ex Ilte, un’area industriale dismessa da anni, prevede un investimento di 4,5 miliardi di euro e una potenza elettrica complessiva di 576 megawatt. Questo consumo di energia supererebbe il totale richiesto da tutte le famiglie piemontesi messe insieme, suscitando preoccupazioni tra i cittadini e i comitati locali.
Un progetto di grandi dimensioni
Il terreno, acquistato nel 2022 per circa 9 milioni di euro dal gruppo Lcp, era inizialmente destinato a un insediamento logistico. Tuttavia, la destinazione è cambiata radicalmente: da magazzini si passa ai server. Il piano esecutivo convenzionato (Pec) per la realizzazione del campus di data center è stato depositato in Comune lo scorso luglio. L’impianto, con quattro edifici alti 17 metri e una superficie di 270mila metri quadrati, potrebbe diventare il più grande data center del Paese. Il consumo di energia è record, ma l’impegno per l’energia verde è minimo. I documenti indicano l’installazione di 5.360 kWp di pannelli solari, che coprirebbero appena lo 0,1% del fabbisogno. Questo livello di produzione verde non è sufficiente a soddisfare le esigenze del progetto, che richiede una potenza massima di 576 megawatt.
Un impatto ambientale significativo
Il progetto non solo implica un consumo energetico record, ma anche un impatto ambientale notevole. Al suo picco massimo, il campus disperderebbe 576 megawatt di potenza termica, un calore superiore a quello prodotto dalla centrale Iren di Moncalieri. Per recuperare questa energia, si prevede l’installazione di 304 macchine refrigeratrici sui tetti, con conseguenze sull’inquinamento acustico e termico. La casa più vicina, a 290 metri di distanza, potrebbe registrare un ronzio notturno di 48,7 decibel, vicino al limite massimo consentito. La comunità chiede una moratoria per evitare danni irreparabili. I cittadini di Moncalieri, come accade ormai in tante altre parti d’Italia, vogliono vederci chiaro: «C’è molta preoccupazione. L’intelligenza artificiale ha risvolti importantissimi sulla ricerca, ma queste infrastrutture non possono essere costruite danneggiando i cittadini», conclude Giacomo Pagani del Collettivo Gramsci.
Il Comune di Moncalieri ha tempo fino a fine ottobre per decidere sul Piano Esecutivo presentato dall’azienda. «Questa è la fase in cui il Comune ha potere decisionale, perché deve firmare la convenzione con l’azienda e può avanzare le sue richieste», spiega Pagani. La rigenerazione dell’area industriale dismessa potrebbe portare a un parco pubblico, un parcheggio, due campi da gioco e una piccola area attrezzata per i bambini, ma le ricadute economiche sul territorio sono limitate a poco più di 5 milioni di euro.
