Il data center di Roma: un progetto di infrastruttura digitale e sostenibilità
Un nuovo data center a Roma cerca di ridurre l’impatto ambientale e le proteste locali, con un piano di sviluppo sostenibile.
Il progetto del nuovo data center di Roma, realizzato da Digital Realty, si colloca in un’area ex ACEA a Trigoria, nel Municipio IX, e mira a ridurre l’impatto ambientale e a mitigare le proteste locali. Il primo modulo del campus, ROM1, sarà operativo a partire dalla primavera del 2027, con una potenza iniziale di 3,2 megawatt. L’obiettivo è creare un polo per l’infrastruttura digitale, collegato a reti internazionali e a sistemi di scambio dati. Il progetto, che si svilupperà in più fasi, prevede la costruzione di sei data center per una capacità complessiva di 35,2 megawatt, con un’area totale di circa 22 ettari.
Un progetto di sostenibilità e riqualificazione
Il data center di Roma si presenta come un esempio di infrastruttura digitale sostenibile, con un’attenzione particolare al consumo di risorse e all’impatto ambientale. Digital Realty ha scelto un sistema di raffreddamento a circuito chiuso, che riduce il consumo di acqua potabile rispetto ai modelli più comuni. L’azienda utilizza chiller Schneider Electric e sistemi Vertiv per il raffreddamento, e ha anche previsto l’uso del free-cooling, una tecnologia che sfrutta le condizioni esterne per ridurre l’uso di energia. L’impatto idrico del progetto è considerato trascurabile, e l’azienda ha sottolineato che il consumo d’acqua non influenzerà in modo significativo la rete idrica cittadina.
Un’area già urbanizzata e un’opera di recupero
ROM1 si svilupperà su un’area già urbanizzata, precedentemente occupata dal vecchio centro gestionale di ACEA. L’obiettivo è recuperare uno spazio abbandonato senza consumare nuovo suolo agricolo o naturale. L’assessore all’Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia, ha espresso soddisfazione per il progetto, sottolineando come possa contribuire al rafforzamento dei servizi locali e alla riqualificazione dell’area. L’azienda ha anche previsto opere esterne al data center, come la riqualificazione della strada, nuovi marciapiedi, illuminazioni e piantumazione di 62 lecci. L’obiettivo è creare un ambiente più verde e funzionale per la zona.
Il progetto prevede anche l’utilizzo del calore prodotto dai server per alimentare reti di teleriscaldamento, dove esistano infrastrutture adeguate. Tuttavia, questa soluzione non è ancora operativa a Roma, poiché richiede l’installazione di nuove infrastrutture. L’azienda ha anche sottolineato che l’energia elettrica sarà completamente rinnovabile, sebbene il costo in Italia sia elevato. L’elettricità sarà acquistata sul mercato e accompagnata da Garanzie d’Origine, senza la costruzione diretta di impianti fotovoltaici nell’area del data center.
Le contestazioni e le sfide locali
Nonostante i sforzi per ridurre l’impatto ambientale, il progetto ha suscitato contestazioni da parte di comitati cittadini e residenti. In diverse città come Milano, Rho, Bollate, Magenta e Zibido San Giacomo, i cittadini hanno espresso preoccupazioni per il rumore, il consumo di suolo e l’uso di acqua. A Colleferro, un comitato ha contestato l’iter di approvazione del progetto, che è avvenuto attraverso una variante urbanistica che ha modificato la destinazione dell’area da agricola a produttiva. I comitati hanno richiesto una valutazione più attenta dell’impatto ambientale e in alcuni casi hanno chiesto una moratoria sui nuovi insediamenti.
Nonostante le contestazioni, Digital Realty ha sottolineato che il progetto è stato approvato con il sostegno della comunità locale, grazie alla riqualificazione di un’area abbandonata. L’azienda ha anche chiarito che i dati ospitati nei data center restano di proprietà dei clienti, e che la società non ha accesso né controllo sui dati. La presenza di grandi fondi internazionali tra gli azionisti non implica un controllo sui dati, ma solo una proprietà finanziaria della società.
