Anna Politkovskaja: la memoria è cancellata in Russia
In Russia, la memoria di Anna Politkovskaja è cancellata. La giornalista uccisa 20 anni fa è dimenticata, mentre in Europa è istituzionalizzata.
La memoria di Anna Politkovskaja, la giornalista russa indipendente uccisa 20 anni fa, è cancellata in Russia. Dopo l’omicidio, il regime di Putin ha scelto la strada della lenta dimenticanza per eliminare il ricordo della donna, che aveva reso difficile la sua attività giornalistica per le inchieste su crimini in Cecenia e accuse rivolte a Putin. Fu uccisa il 7 ottobre 2006, proprio il giorno del compleanno del presidente, un evento che ha suscitato numerose speculazioni su chi potesse aver ordinato l’omicidio. Secondo ricostruzioni, qualcuno molto in alto nel regime russo avrebbe dato l’ordine.
La targa commemorativa è distrutta e rimessa più volte
La targa commemorativa apposta sul muro del condominio di via Lesnaya, dove fu uccisa, è stata distrutta e rimessa almeno trenta volte. Alcuni attivisti l’hanno ripristinata, ma è stata nuovamente smontata. Un tribunale di Mosca ha multato un uomo, Alexander Filippov, per un atto di vandalismo senza intenti politici, ma non si sa chi sia effettivamente responsabile. Altri sostengono che possa essere una residente del condominio, grande ammiratrice di Putin, a distruggere sistematicamente la targa. Un gruppo neonazista russo, NS/WP, ha rivendicato parte delle distruzioni.
La memoria di Politkovskaja è istituzionalizzata all’estero. Al contrario, in Europa la memoria di Anna Politkovskaja è ormai istituzionalizzata. Si organizzano cerimonie al Parlamento Europeo, si pubblicano comunicati, si organizzano spettacoli teatrali e si concedono premi pubblici. Giulia De Florio, docente di Slavistica all’Università di Parma e presidente della sezione italiana di Memorial, l’organizzazione dissidente russa che ha vinto il premio Nobel per la Pace, ha detto: «Se qualcosa si ricorda oggi in Russia è il compleanno di Putin». In Russia, invece, il ricordo di Politkovskaja è praticamente dimenticato, quanto meno dalla memoria ufficiale.
La repressione del regime e la fuga dei figli
I suoi due figli, Vera e Ilya, hanno lasciato la Russia e si sono trasferiti in Europa. Vera, in particolare, è diventata una specie di portavoce di sua madre e ha apertamente condannato l’invasione dell’Ucraina, il che le ha reso impossibile rimanere in Russia. La sua voce è diventata un simbolo di resistenza e di verità.
Il giornale indipendente Novaya Gazeta, in cui Politkovskaja pubblicava i suoi reportage, è stato colpito dalla repressione. Dal 2022 il giornale ha smesso di uscire su carta e il suo sito è stato bloccato in Russia, ma la redazione continua a lavorare e ad aggiornare il sito (raggiungibile dall’estero) e i social media. I suoi principali giornalisti sono stati designati come “agenti stranieri”, una pratica che impedisce al giornale di ottenere pubblicità e permette al regime russo di sorvegliare e perseguitare i membri della redazione. Molti giornalisti di Novaya Gazeta sono costretti a lavorare dall’estero. Alcuni, compreso l’ex direttore Dmitri Muratov, hanno subìto minacce e tentativi di omicidio.
La stanza di Politkovskaja è diventata un museo. La stanza che era l’ufficio di Anna Politkovskaja è stata trasformata in una specie di museo. Vi si trovano il suo computer, il suo registratore, vecchie carte e anche una fotografia della pistola con cui fu uccisa: una Makarov 9mm, che al tempo era in dotazione alle forze di sicurezza russe. La sua storia è un simbolo di resistenza e di verità, ma in Russia è dimenticata, mentre all’estero è ricordata e celebrata.
