Mosca perde il controllo dei vicini: il divide et impera non funziona più

Il declino del potere russo nei confronti dei vicini. Kazakhstan e Uzbekistan si emancipano, mentre l’Occidente e la Cina si fanno avanti.

Presidente kazako e presidente russo discutono durante un incontro a Omsk, mentre i vicini di Mosca si emancipano
Presidente kazako e presidente russo discutono durante un incontro a Omsk, mentre i vicini di Mosca si emancipano

La Russia, attraverso il suo leader Vladimir Putin, sta assistendo a un graduale distacco dei paesi confinanti e federati, un fenomeno che ha reso inefficace il classico modello di controllo politico e economico denominato “divide et impera”. Il declino del potere russo nel contesto geopolitico del vicino estero è in atto, con il Kazakhstan e l’Uzbekistan che si stanno progressivamente emancipando, riducendo la dipendenza da Mosca. Questo scenario si verifica in un contesto di guerra in Ucraina, di crescente attivismo occidentale e di nuove opportunità economiche per i paisi del Centro Asia.

Il Kazakhstan si allontana dal Cremlino

Il presidente kazako, Kassym-Jomart Tokayev, ha espresso durante un incontro a Omsk una posizione chiara e diretta, chiedendo a Putin di congelare la linea del fronte ucraino e di tornare a negoziare sulla base degli accordi già raggiunti a Istanbul. Questo non è un semplice discorso diplomatico, ma un segnale di distacco da un modello di relazione che, per decenni, ha visto il Kazakhstan come un alleato strategico di Mosca. Tokayev, con una carriera politica lunga oltre trent’anni e un’esperienza internazionale approfondita, conosce perfettamente la complessità del conflitto russo-ucraino e ha riconosciuto che la natura del conflitto non è chiara nemmeno per i leader più esperti.

La dipendenza dal Cremlino sta perdendo peso. Il Kazakhstan, pur mantenendo un partenariato commerciale florido con la Russia, ha iniziato a sviluppare relazioni economiche e logistico-energetiche con altri attori globali. La crescita del paese, dovuta in gran parte a petrolio, gas e materie prime, esonda di molto dalla capacità di Mosca di intercettarla e indirizzarla. Ne consegue che il paese è sempre più emancipato dalle architetture di mercato, energetiche e logistiche messe in piedi nei secoli passati dal Cremlino.

Un’alleanza turcofona in crescita

Il Kazakhstan e l’Uzbekistan, entrambi paesi turcofoni, stanno costruendo un’alleanza commerciale e logistica che si estende a tutta la regione. Il commercio uzbeko attraverso i porti sul Caspio del Kazakhstan ha registrato un aumento del 60% nel solo 2025, segno di una collaborazione che va ben al di là delle semplici relazioni economiche. Il porto di Aktau, situato sul Mar Caspio, è diventato un hub strategico per il trasporto di merci tra Asia ed Europa, con un traffico che è cresciuto di sei volte dal 2020.

Il nuovo corridoio commerciale si espande. Questo nuovo corridoio, noto come “Corridoio medio” (TITR), offre un’alternativa al corridoio russo, riducendo la dipendenza da Mosca e aumentando la capacità di autodeterminazione dei paesi del Centro Asia. La collaborazione tra Kazakhstan e Uzbekistan ha anche portato a accordi commerciali e regionali per milioni di dollari, con una roadmap di investimenti che prefigura un futuro di crescita economica e autonomia.

Questo processo di integrazione regionale non è solo un fenomeno economico, ma un segnale di una nuova geopolitica in cui i paesi del Centro Asia si stanno posizionando come attori chiave, non più semplici satelliti di Mosca. La Russia, con il suo modello di controllo, non è più in grado di mantenere il controllo su questi paesi, e questo potrebbe portare a un futuro in cui il divide et impera non funziona più, come ha iniziato a dimostrare il presidente kazako durante l’incontro a Omsk.