Elisabetta Ligabò: «Ho sempre saputo che Alberto era innocente»
La madre di Alberto Stasi racconta anni di dolore e convinzione nell’innocenza del figlio nel caso Garlasco.

Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha rivelato di aver sempre creduto nell’innocenza del figlio nel caso Garlasco. La donna, in una lettera pubblicata nel programma di approfondimento “Verità Nascoste”, ha ripercorso anni di sofferenze, ricordi e la difficile vita legata alla vicenda. Il caso, che ha segnato la famiglia Stasi per quasi vent’anni, è tornato al centro dell’attenzione dopo la riapertura delle indagini su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, vittima del delitto del 2007.
La convinzione di Elisabetta Ligabò
Elisabetta Ligabò ha ribadito con forza la sua convinzione: “Ho sempre saputo che Alberto era innocente e se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità”. La madre, che ha scelto per lungo tempo di restare lontana dai riflettori, ha spiegato che ogni tentativo di spiegare questa posizione sarebbe stato facilmente letto come altro. La sua lettera, scritta per il programma di approfondimento condotto da Milo Infante, è un racconto intenso di dolore, isolamento e speranza.
Un dolore che non si cancella
La lettera di Elisabetta Ligabò apre con una riflessione sul passare del tempo: “Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te”. La donna ha spiegato che nemmeno il ritorno alla normalità, tra lavoro, casa e impegni quotidiani, è riuscito a cancellare davvero ciò che è accaduto. Gli anni in cui si è sentita isolata e giudicata dagli altri sono stati un peso enorme, soprattutto dopo che suo figlio è stato processato per omicidio.
La madre ha ricordato anche il momento più duro della sua vita: la morte del marito, Nicola Stasi, scomparso nel 2013 dopo una lunga malattia. Poco più di un anno dopo, nel dicembre 2014, arrivò la condanna in appello di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, divenuta definitiva l’anno successivo. “È come vedere la tua vita andare in frantumi”, ha raccontato Ligabò, ricordando quel periodo. Dopo la perdita del marito, anche il figlio entrò in carcere e per lei cambiò tutto: la famiglia che aveva conosciuto fino a quel momento non esisteva più nella stessa forma.
Da lì iniziò una nuova quotidianità, fatta di visite, telefonate e della volontà di restare vicina ad Alberto nonostante la distanza imposta dalla detenzione. La donna dice di aver visto da vicino il figlio, ma aggiunge anche di essere oggi orgogliosa dell’uomo che è diventato e di augurargli “con tutto il cuore, un futuro diverso”. Nella lettera non manca il ricordo di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Ligabò sottolinea che il passare degli anni non può cancellare la tragedia e scrive: “Quello che è accaduto resta una tragedia e il pensiero non può che andare anche a questo”.
Il messaggio arriva in un momento in cui il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione dopo la riapertura delle indagini che coinvolgono Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già indagato e archiviato in passato. La nuova inchiesta, allo stato attuale, non modifica la posizione giudiziaria di Alberto Stasi, la cui condanna definitiva resta valida. Le nuove indagini hanno riportato l’interesse anche sulla famiglia Stasi. Ligabò racconta infatti di aver notato un cambiamento nelle ultime settimane: dopo anni di dolore vissuti quasi in solitudine, dice di ricevere oggi saluti, incoraggiamenti e parole gentili persino da persone che non conosce. Per lei si tratta di gesti importanti, ma non di una rivincita.
La madre di Stasi afferma di non aver mai affrontato questa storia con rancore e di aver cercato di mantenere un atteggiamento composto. Nelle ultime righe concentra quello che considera il senso più profondo della sua lettera: “Perché in fondo la verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile”, una frase che riflette la sua convinzione personale e non una conclusione giudiziaria sulla vicenda. Dopo quasi vent’anni tra processi, carcere, lutti familiari e attenzione mediatica costante, Elisabetta Ligabò chiude la sua lettera senza parlare di vendetta. Il desiderio che esprime è più semplice: riuscire finalmente a vivere “con un po’ di pace nel cuore”.
