Warren Buffett e la pianificazione ereditaria: come trasmettere il patrimonio in Italia
Warren Buffett ha donato azioni in vita per ridurre l’imposta di successione. Come replicare in Italia con trust e donazioni pianificate.
Warren Buffett, uno dei più grandi investitori al mondo, ha scelto di donare in vita parte del suo patrimonio per ridurre l’imposta di successione e garantire una gestione trasparente del suo lascito. Il suo modello, sebbene non replicabile in pieno in Italia, offre spunti utili per chi vuole pianificare l’eredità in modo efficiente e rispettoso delle leggi locali. La strategia di Buffett si basa su donazioni progressive, una scadenza precisa e la partecipazione attiva dei figli nel processo decisionale.
Donazioni in vita: un modo per ridurre l’imposta
La donazione in vita è uno strumento fiscale efficace per ridurre l’imposta di successione. In Italia, se un genitore dona un milione a ciascun figlio, le donazioni restano entro la franchigia e al momento della successione ogni figlio riceve un altro milione, di nuovo entro la franchigia. Questo significa che l’imposta complessiva scende a zero, a differenza del caso in cui i beni passano direttamente in eredità. Per donazioni di grandi importi, è necessario un atto pubblico davanti al notaio, con due testimoni, per evitare contestazioni.
Il 14 luglio 2026, Buffett ha convertito 8.000 azioni Berkshire Hathaway di classe A in 12 milioni di azioni di classe B e le ha donate a quattro fondazioni di famiglia.
Questo passaggio, che ha un valore di circa 5,9 miliardi di dollari, è parte del piano più ampio per cedere tutte le sue azioni Berkshire entro il 31 dicembre 2034. Il metodo di Buffett, però, si può copiare, soprattutto l’idea che il passaggio di un patrimonio si organizza in vita, per tappe, con regole chiare e con chi erediterà seduto al tavolo.
La legge italiana e i limiti della successione
In Italia, la quota di legittima riserva una parte del patrimonio a coniuge e figli, e non può essere lasciata ad altri, né con il testamento né con le donazioni fatte in vita. Solo il resto, la quota disponibile, può andare liberamente a chi si vuole. Questo significa che un piano alla Buffett, con il 99% destinato alla beneficenza, in Italia sarebbe impugnabile dai figli.
Con la legge n. 182 del 2 dicembre 2025, non è più possibile chiedere la restituzione del bene a chi lo ha acquistato dal donatario.
Il legittimario leso ottiene un risarcimento in denaro a carico di chi ha ricevuto la donazione. La riforma del 2024 ha modificato le regole tra donazioni e eredità. Prima, ciò che un figlio aveva ricevuto in dono riduceva la franchigia disponibile al momento della successione. Oggi non è più così: le donazioni fatte in vita non intaccano più la franchigia della successione. In pratica, un figlio può ricevere fino a un milione di euro in donazione dal genitore senza pagare imposta, e poi un altro milione in eredità, ancora senza imposta. L’importante è dare una scadenza. Il comunicato di luglio sposta l’orizzonte e tutto dovrà essere distribuito entro il 2034, che Buffett sia ancora in vita o no. « Quando i vostri figli sono maturi, fategli leggere il vostro testamento prima di firmarlo », ha scritto nella lettera del 2024. L’obiettivo è che ciascuno capisca le ragioni delle scelte e possa sollevare dubbi finché il genitore è in grado di rispondere. Questo approccio, sebbene non replicabile in pieno in Italia, offre un modello utile per chi vuole pianificare l’eredità in modo trasparente e rispettoso delle leggi locali.
