Michele Placido racconta il giudice Livatino: un martire che guardava la Piovra

Michele Placido parla del giudice Livatino e della sua lotta contro la mafia. La fiction Rai 1 racconta la sua storia.

Michele Placido, regista e attore, ha raccontato la sua esperienza nella realizzazione della miniserie Livatino – Il Giudice e i suoi assassini, in onore del magistrato Rosario Livatino, martire della lotta contro la mafia. L’opera, in onda su Rai 1, rappresenta un omaggio a un uomo che, con la sua forza d’animo, ha affrontato il male senza paura. Per Placido, il tema della mafia è ancora oggi cruciale, non solo per il passato, ma anche per il presente, in cui il malaffare si insinua in settori diversi, anche nei partiti. «La mafia cambia pelle, ma il malaffare c’è sempre», ha sottolineato, ricordando come in questi anni si siano dovuti lasciare posti di prestigio a politici privi di credibilità.

Un’esperienza religiosa e politica

Placido ha spiegato come l’aspetto religioso del personaggio abbia pesato nel suo interesse per la vicenda. «Vengo da una famiglia religiosa, sono stato quattro anni in un collegio di frati missionari, sognavo di diventare santo e dare soccorso agli altri», ha raccontato. La cultura cattolica lo ha influenzato, ma anche l’esperienza di vita gli ha insegnato a stare con i piedi ben piantati per terra. L’idea di raccontare la storia di Livatino, un uomo che ha combattuto la mafia con coraggio, è nata da una telefonata di Papa Francesco, che lo ha spinto a realizzare l’opera.

Un’alleanza con i magistrati

La realizzazione della serie è stata un’esperienza intensa, con la partecipazione di magistrati e ex-colleghi di Livatino. «Sono stato ad Agrigento per la cerimonia di beatificazione di Livatino, ero spinto dalla curiosità di uomo di spettacolo, accanto a me c’erano tanti magistrati, anche suoi ex-colleghi», ha ricordato. Dopo la funzione, è stato portato nei loro uffici, dove ha visto fascicoli e ha appreso tante cose. «Ho pensato che quella storia andava raccontata», ha detto, spiegando come la decisione di dirigere la serie è nata da un’idea che si è concretizzata grazie al sostegno di una figura di spicco come Papa Francesco.

Placido ha anche sottolineato come la serie abbia rivelato aspetti poco conosciuti della vita di Livatino, come il suo metodo per indagare sugli “stiddari” agrigentini, un braccio violento della mafia emergente. «Abbiamo esaminato i faldoni delle indagini e sono venute fuori diverse notizie», ha spiegato, ricordando come il magistrato avesse collaborato con Falcone e Borsellino. La miniserie, inoltre, ha anche affrontato temi contemporanei, come l’eventuale ponte tra Reggio Calabria e Messina, un settore potenzialmente a rischio di infiltrazioni criminali.

Il figlio di Placido, Brenno, ha recitato nei panni del sostituto procuratore Roberto Rizzo, un ruolo che ha visto il ragazzo crescere come attore. «Aveva debuttato in teatro con me, ma il suo padre artistico non sono io, è Riccardo Milani, con cui ha fatto Tutti pazzi per amore», ha detto. Questa volta, però, Brenno ha sorpreso anche lui, soprattutto per le dichiarazioni fatte in un’intervista a Bruno Vespa, in cui ha mostrato una personalità diversa e una determinazione senza pari.