La scelta dei candidati civici a Como: un pattern di fallimenti e una domanda senza risposta

Elezioni a Como: i partiti preferiscono candidati esterni, ma i civici non vincono mai.

Da quasi 25 anni, le elezioni a Como sembrano seguire un pattern costante: i partiti, sia a destra che a sinistra, preferiscono candidati di area, ma i nomi civici, para-civici o esterni alla realtà partitica non riescono a vincere. Anche nel 2022, il centrodestra ha scelto un candidato non di Como città, mentre il centrosinistra ha puntato su un nome di spicco ma non legato a un partito. I risultati, però, non hanno confermato questa scelta. Alessandro Rapinese, il civico puro e antipartitico, ha vinto il ballottaggio, ma il sistema politico non ha ancora capito come gestire una strategia diversa.

Un decennio di fallimenti e successi limitati

Nel 2002, Stefano Bruni, allora golden boy del centrodestra, ha vinto con il 52% dei voti, sconfiggendo Giovanni Moretti, candidato indipendente del centrosinistra. Cinque anni dopo, Bruni si è ripresentato e ha vinto nuovamente, con il 56% dei suffragi. In quegli anni, il centrodestra aveva un vantaggio notevole, ma anche il centrosinistra aveva scelto un candidato di partito, Luca Gaffuri, che non ha potuto competere. Il successo di Bruni ha dimostrato che i nomi di partito possono funzionare, ma anche i civici non hanno mai raggiunto lo stesso livello.

La scelta di candidati esterni non ha mai portato risultati duraturi.

La parentesi dei civici: un’esperienza fallimentare

Dopo il mandato di Bruni, il centrodestra ha provato a puntare su candidati esterni. Nel 2012, la coalizione ha scelto Laura Bordoli, una commercialista senza appartenenza partitica, che ha vinto le primarie di coalizione contro Sergio Gaddi. Tuttavia, il risultato non è stato sufficiente a garantire una vittoria duratura. Anche se Bordoli ha vinto, il sistema politico ha continuato a mostrare debolezze. Nel 2017, il centrodestra ha scelto Mario Landriscina, un ex direttore del 118, mentre il centrosinistra ha puntato su Maurizio Traglio, un nome civico con esperienza nel mondo delle aziende. Il risultato è stato un’altra sconfitta per i candidati esterni: Landriscina ha vinto il ballottaggio, ma non ha potuto proseguire il suo mandato.

La strategia dei civici non ha mai portato a una vittoria sostenibile.

Nel 2022, il centrodestra ha scelto Giordano Molteni, ex sindaco di Lipomo, mentre il centrosinistra ha puntato su Barbara Minghetti, anima del Teatro Sociale. Il risultato è stato sconfortante: Molteni non ha raggiunto il ballottaggio, mentre Minghetti ha vinto con il 40% dei voti. Tuttavia, il ballottaggio ha visto la vittoria di Alessandro Rapinese, un civico puro e antipartitico. Anche se Rapinese ha vinto, il sistema politico non ha ancora capito come gestire una strategia diversa. I partiti, infatti, continuano a preferire candidati di area, anche se i risultati non confermano questa scelta.

La domanda che rimane senza risposta è: come si spiega l’incaponirsi dei partiti su candidati esterni, quando i risultati non confermano la strategia? La risposta potrebbe essere nella debolezza del sistema politico comasco, nella mancanza di nomi credibili e nella scarsa capacità di produrre candidati di successo. Il civico puro, come Rapinese, sembra essere l’unica alternativa, ma i partiti non riescono a capire come gestirlo.