Alessandro Ginotta: “Una notte in cella per custodire volti e raccontarli con rispetto”
Alessandro Ginotta, responsabile dell’Ufficio di Comunicazione della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv, ha trascorso una notte in carcere per comprendere meglio la vita dei detenuti.
Alessandro Ginotta, responsabile dell’Ufficio di Comunicazione della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv, ha trascorso una notte in carcere per comprendere meglio la vita dei detenuti. L’esperienza, vissuta nel carcere di Porto Azzurro sull’isola d’Elba, è nata dal desiderio di avere più tempo per stare con i ristretti e aiutare a gettare un ponte tra dentro e fuori. Ginotta, caporedattore della rivista “Le Conferenze di Ozanam” e presidente dell’Ucsi Piemonte, ha voluto vivere l’esperienza di dormire in un carcere per comprendere meglio i vissuti di chi è ristretto e aiutare a costruire un dialogo tra chi è dentro e chi è fuori.
Una notte in cella per ascoltare e comprendere
L’esperienza di Ginotta ha avuto inizio con l’idea di poter trascorrere una notte in carcere, una scelta che ha portato a un incontro profondo con le persone che vivono in quelle mura. L’obiettivo era offrire un ascolto senza fretta, orecchie disponibili e un abbraccio, per permettere a chi è dentro di raccontarsi. La permanenza, pur limitata a una notte e un giorno, ha rappresentato un momento di connessione tra due mondi spesso distanti. La dignità appartiene a ogni persona, e nessun certificato può conferirla.
Durante la permanenza, Ginotta ha conosciuto storie durissime, persone con responsabilità gravissime. Tra di loro, un ergastolano con una data di fine pena impossibile: 31 dicembre 9999. Ascoltandolo, ha riconosciuto fragilità, sogni infranti e speranze custodite con fatica. L’esperienza ha reso concreto il confine tra dentro e fuori, un confine che si sente chiudersi ogni volta che si sente il fragore dei cancelli. La vita dentro le celle non è solo silenzio e sofferenza, ma anche lettura, scrittura e momenti di normalità vissuti come se si fosse in un bar o in stazione.
Un appello per un futuro migliore
Ginotta ha espresso un appello per un futuro in cui si possa costruire un patto tra Amministrazione penitenziaria, educatori e società civile, affinché tutti i detenuti possano partecipare al Premio Castelli. L’obiettivo del premio è offrire a chi è dentro uno spazio per esprimersi, rileggere la propria storia e scoprire possibilità di cambiamento. La scrittura, come strumento di espressione, aiuta a dare un nome ai sentimenti, affrontare verità difficili e riconoscere responsabilità. Attraverso pubblicazioni e incontri, quelle parole raggiungono chi è fuori, facendoci conoscere persone delle quali sapremmo soltanto il reato.
La fatica di cambiare ha bisogno del coraggio di qualcuno che sappia accorgersene. L’esperienza di Ginotta ha portato a una riflessione profonda: chi ha sbagliato resta una persona, e il suo cammino di riscatto può essere accompagnato con fiducia e sostegno. L’ascolto non è solo un atto di comprensione, ma un passo verso un mondo in cui si possa riconoscere l’umanità di chi è dentro e fuori. La dignità appartiene a ogni persona, e serve qualcuno disposto ad ascoltare.
