Le accise sui carburanti: come si formano e quanto pesano sul prezzo

Le accise sui carburanti e il loro impatto sul prezzo finale. Come si calcola il costo al litro e le variazioni delle aliquote.

Distributore di benzina con prezzo al litro, indicatore di prezzo e tasse applicate
Distributore di benzina con prezzo al litro, indicatore di prezzo e tasse applicate

Il prezzo finale del carburante al distributore è determinato da una serie di componenti, tra cui le accise e l’IVA. Dal 1° gennaio 2026, è entrato in vigore un riallineamento delle aliquote tra benzina e diesel, volto a eliminare la storica disparità fiscale. Questo cambiamento ha ridotto l’accisa sulla benzina e aumentato quella sul gasolio, parificando le aliquote a 0,6729 €/litro. L’incidenza complessiva delle tasse sul prezzo finale non è costante, ma varia in base al costo del greggio sui mercati internazionali. Se il prezzo del petrolio sale, l’incidenza percentuale delle tasse scende, anche se l’importo assoluto pagato aumenta.

Le accise e l’IVA: come si calcola il prezzo finale

Il prezzo al litro esposto al distributore è la somma di tre componenti principali: il prezzo industriale, l’accisa e l’IVA. Il prezzo industriale include il costo del prodotto raffinato, la logistica e il margine di guadagno. L’accisa è un importo fisso stabilito per legge, mentre l’IVA è una percentuale del 22% applicata sull’intero importo risultante dalla somma tra prezzo industriale e accisa. Questo sistema ha reso il prezzo finale una combinazione dinamica di tasse e costi di mercato. La quota fissa dell’accisa pesa percentualmente di meno sul totale quando il prezzo del petrolio sale. Questo fenomeno ha un impatto diretto sulle spese dei consumatori, anche se l’importo assoluto pagato aumenta. L’incidenza percentuale delle tasse varia in base al costo del greggio, rendendo il sistema fiscale complesso e in continua evoluzione.

Le aliquote e i tagli temporanei

Le aliquote base attive in Italia per i principali carburanti sono state modificate a partire dal 1° gennaio 2026. La benzina e il diesel hanno visto un riallineamento delle accise, con l’accisa sulla benzina ridotta di 4,05 centesimi al litro e quella sul gasolio aumentata del medesimo importo. Questo cambiamento è parte del processo di eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) richiesti dall’Unione Europea.

Lo Stato ha attivato interventi correttivi a breve termine, come l’accisa mobile e i decreti-legge temporanei, per contenere le fiammate dei prezzi in situazioni di crisi. Questi tagli fiscali d’emergenza si basano su due canali principali: l’accisa mobile, che permette di riutilizzare l’extragettito IVA per ridurre la quota fissa di accisa, e i decreti-legge, che prevedono tagli secchi alle aliquote. Questi interventi sono temporanei e vengono revocati una volta terminata l’emergenza. L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra protezione dei consumatori e copertura dei costi pubblici. La complessità del sistema fiscale italiano ha reso necessario un riallineamento delle aliquote e l’attivazione di meccanismi di correzione a breve termine.

L’Italia si posiziona ai primi posti in Europa per l’incidenza delle accise sui carburanti. Per il diesel, il Paese contende al Belgio il primato della pressione fiscale fissa più alta del continente. Per la benzina, l’Italia è seconda soltanto ai Paesi Bassi e si avvicina a nazioni ad alta tassazione come la Finlandia. Al contrario, i Paesi dell’Est Europa, come Ungheria, Bulgaria e Polonia, mantengono aliquote minime previste dalle direttive europee, con valori decisamente più bassi sia sul gasolio che sulla benzina.