Lucio, detenuto cameriere, sogna una vita normale al ristorante Gilda

Un detenuto a Forte dei Marmi trova lavoro in un ristorante di lusso, sperando in una semi libertà.

Un detenuto lavora come cameriere in un ristorante di lusso a Forte dei Marmi, sperando in una semi libertà
Un detenuto lavora come cameriere in un ristorante di lusso a Forte dei Marmi, sperando in una semi libertà

Lucio, un detenuto napoletano, ha trovato lavoro come cameriere al ristorante Gilda a Forte dei Marmi, un’esperienza che lo ha portato a sognare una vita normale. Il gestore del locale, Riccardo Di Giovanni, ha deciso di assumere Lucio nonostante la sua condanna, riconoscendo le sue capacità e la sua gentilezza. La sua storia, raccontata con semplicità e speranza, rappresenta un caso di integrazione e opportunità per chi è stato in carcere.

Un lavoro che cambia la vita

Lucio, 50 anni, è stato assunto al Gilda per la stagione estiva, un’esperienza che ha superato ogni pregiudizio. Il ristorante, noto per la sua clientela di alto livello, ha accolto il detenuto senza chiedere dettagli sul suo passato. «Non mi è mai interessato chiedere per quale reato stesse scontando la pena», ha spiegato Di Giovanni, che ha visto subito la professionalità di Lucio. Il cameriere, noto nel carcere di Massa come «l’avvocato» per i suoi studi in Giurisprudenza, è diventato «Terminator» per la sua velocità e precisione al lavoro. La sua esperienza ha superato ogni aspettativa. Il detenuto, che ha scontato una condanna a Napoli, è stato arrestato a Marina di Massa durante un controllo e finito in carcere il 21 agosto 2021. La sua assunzione al Gilda è nata da un progetto dell’associazione «Seconda chance», che promuove l’inserimento lavorativo dei detenuti. La sua passione per il lavoro e la sua dedizione hanno contribuito a mantenere il contratto estivo.

Un passo verso la libertà

Lucio ha scritto una lettera di quattro pagine di ringraziamenti ai titolari del Gilda, esprimendo la sua gratitudine per l’opportunità offerta. «Sono grato per la scommessa non semplice che hanno fatto, anche rischiando che nel bel mezzo di una cena con la loro clientela di livello, potesse arrivare una pattuglia per i controlli di routine», ha scritto. La sua storia ha anche coinvolto altre figure chiave, come la direttrice del ristorante, Federica Santunione, e l’educatrice del carcere, dottoressa Giannetti.

Il 22 ottobre ha l’udienza per la concessione della semi libertà. Se gli sarà riconosciuta, potrebbe stare fuori dal carcere per più ore, non solo per il tempo del lavoro. «Incrocio le dite. Se mi verrà riconosciuta potrò stare fuori dal carcere per più ore, non solo per il tempo del lavoro», ha detto. Il suo obiettivo è stare più spesso con la sua compagna e il figlio di un anno. La sua storia, pur non essendo unica, rappresenta un esempio di come il lavoro possa offrire speranza e una vita normale a chi è stato in carcere.