Alessio Borelli ucciso a coltellate: l’assassino lo ha strappato di mano il cellulare prima di ucciderlo

Alessio Borelli ucciso a coltellate, l’assassino lo ha strappato di mano il cellulare prima di ucciderlo

Un uomo con un coltello in mano urla "Allah Akbar" mentre viene fermato dai carabinieri
Un uomo con un coltello in mano urla "Allah Akbar" mentre viene fermato dai carabinieri

La morte di Alessio Borelli e l’omicidio in casa a Corsico

La mattina del 6 luglio, Alessio Borelli, un quarantunenne residente a Corsico, ha ricevuto una chiamata al 112 da un numero che i carabinieri hanno attribuito al presunto assassino, Ahmad Abdelghani. L’uomo, un nordafricano, aveva già avuto un precedente per un’aggressione ai carabinieri e era stato liberato due giorni prima. Dopo la chiamata, le urla e le richieste di aiuto sono state sentite da un vicino, ma i militari non hanno ricevuto risposta. Il corpo di Borelli è stato trovato l’11 luglio nell’appartamento in cui viveva in affitto all’ottavo piano di via Parini 11.

Le chiamate e i messaggi tra i due

Le ultime ore di vita di Alessio Borelli sono state segnate da tensioni e scambi di messaggi. Tra le 7.56 e le 8 del 6 luglio, Abdelghani ha chiamato cinque volte al cellulare della vittima, di cui quattro senza risposta e una di 47 secondi. In un messaggio, il nordafricano ha scritto: “Se sei ancora in zona, tornerò da te e prenderò subito le mie cose, invece di andare avanti e indietro”. La risposta è stata accomodante: “A me piace stare con te, non fraintendere il mio comportamento di stamattina. Sono tanti giorni per me che siamo insieme h24 ed essendo abituato a stare da solo la cosa ha iniziato un po’ a pesarmi”.

Le urla e le richieste di aiuto sono state sentite da un vicino, ma i militari non hanno ricevuto risposta. La mattina dell’8 luglio, il giorno dopo la direttissima, Abdelghani ha avuto un confronto con i carabinieri a Lambrate, dove ha urlato “Allah Akbar” e ha rifiutato di condividere il codice di sblocco del cellulare. Un brigadiere capo ha avuto un’intuizione: ha effettuato una chiamata di emergenza al 112 e si è fatto dettare il numero associato al dispositivo elettronico. I militari hanno trovato tracce che lo inchioderanno: il DNA sui coltelli e su una canottiera, l’impronta del palmo della mano sporca di sangue su una porta-finestra. Il brigadiere capo ha effettuato una chiamata di emergenza al 112 e si è fatto dettare il numero associato al dispositivo elettronico.

Il 7 luglio, Abdelghani è stato arrestato in Tribunale per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, ma il giudice ha convalidato il provvedimento e lo ha rimesso in libertà con il divieto di dimora nella provincia di Milano. I carabinieri della Omicidi, guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, lo hanno stanato in una zona boschiva alle spalle dell’ex Palasharp, in zona Lampugnano. Secondo il fermo di indiziato di delitto firmato dal pm Ilaria Perinu, Abdelghani avrebbe stretto una sciarpa attorno alla gola di Borelli e lo ha colpito con sei fendenti tra testa e collo, lesionandogli la carotide e lasciando la punta della lama conficcata tra terza e quarta vertebra cervicale.

La scena del delitto è stata rivelata da tracce biologiche e digitali, che hanno permesso di collegare Abdelghani al crimine. Le indagini proseguono per chiarire i motivi dell’omicidio e le dinamiche che hanno portato alla morte di Alessio Borelli.