Antibiotico-resistenza, allarme globale: 39 milioni di morti entro il 2050

L’antibiotico-resistenza minaccia la salute globale, con stime di 39 milioni di morti entro il 2050. L’esperto sottolinea la mancanza di risorse per contrastare il fenomeno.

L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle principali minacce per la salute pubblica mondiale. Secondo le stime, entro il 2050 i decessi associati ai batteri resistenti agli antibiotici potrebbero superare i 39 milioni, a fronte degli oltre 4,7 milioni registrati nel 2021. L’allarme è stato lanciato da Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli, l’Associazione microbiologi clinici italiani, che avverte del rischio di una nuova emergenza sanitaria globale. Il problema riguarda anche l’Italia, dove si stimano circa 12mila decessi ogni anno, pari a un terzo dei 35mila registrati complessivamente in Europa.

La mancanza di risorse per contrastare il problema

Secondo quanto dichiarato dall’esperto all’Adnkronos, le risorse non risulterebbero ancora disponibili o utilizzate per le finalità previste. Pierangelo Clerici ha riferito che circa 160 milioni di euro avrebbero dovuto essere trasferiti alle Regioni per consentire ad aziende ospedaliere e Asl di acquistare strumenti diagnostici, soprattutto per le Case di comunità. Questi dispositivi, come i Point-of-Care Testing (Poct), consentono di identificare i microrganismi responsabili delle infezioni e stabilire quali antibiotici risultino efficaci. I test possono fornire risultati in tempi compresi tra 45 e 90 minuti, a seconda del test.

La prevenzione richiede investimenti certi e tempestivi.

Le cause e i rischi della resistenza batterica

Il presidente dell’Amcli ha sottolineato la necessità di investimenti per contrastare la diffusione dei batteri resistenti. Durante il congresso “Il futuro della medicina interna: tra complessità, nuove tecnologie, intelligenza artificiale ed umanizzazione”, ha sottolineato la necessità di finanziamenti certi per introdurre strumenti di diagnostica microbiologica rapida nelle strutture sanitarie territoriali. L’esperto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di verificare, quando possibile, l’origine batterica di un’infezione prima di prescrivere una terapia antibiotica. L’esperto cita il caso delle sospette faringiti, per le quali può accadere che venga prescritto un antibiotico senza effettuare preventivamente un tampone.

La corretta prescrizione degli antibiotici è cruciale per evitare la resistenza.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la presenza di batteri resistenti nella catena alimentare. Carne, latte, uova, pesce e prodotti vegetali possono essere contaminati, soprattutto nei contesti in cui gli antibiotici vengono utilizzati intensivamente negli allevamenti e nelle attività agricole. Anche l’utilizzo di acqua contaminata per l’irrigazione o di fertilizzanti contenenti residui di antibiotici può favorirne la diffusione. Particolare attenzione viene riservata alle verdure a foglia, come le insalate, che richiedono irrigazioni frequenti e vengono spesso consumate crude.

Il cambiamento climatico aggrava il problema, con studi che indicano un aumento della resistenza batterica in seguito a un aumento della temperatura. L’esperto ha richiamato alcuni studi secondo i quali un aumento della temperatura di un grado potrebbe determinare una crescita di circa il 4% della resistenza in determinate specie batteriche. Il riscaldamento globale favorisce inoltre fenomeni come la desertificazione e la riduzione delle risorse idriche, creando condizioni favorevoli alla proliferazione di microrganismi esposti a sostanze antibiotiche presenti nell’ambiente. Per questo motivo, l’Amcli chiede che nella prossima legge di Bilancio vengano individuati finanziamenti specifici, con importi e tempi di erogazione definiti. La richiesta si inserisce anche nel percorso di preparazione del Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza 2027-2031, ancora in discussione.