Bagni proibiti nel lago: la sicurezza richiede misure concrete, non solo cartelli

A Como due tragedie hanno spinto a chiedere interventi più efficaci per la sicurezza del lago.

Una spiaggia del lago con cartelli di divieto e persone che si avvicinano, con amministratori che osservano
Una spiaggia del lago con cartelli di divieto e persone che si avvicinano, con amministratori che osservano

Due tragedie recenti a Como hanno reso evidente la necessità di misure più efficaci per garantire la sicurezza del lago. La morte di una bambina di 10 anni e il salvataggio in extremis di un altro bambino di 9 anni hanno messo in luce i rischi legati all’accesso non autorizzato alla spiaggia del Tempio Voltiano. La situazione, purtroppo, non è nuova: da anni si segnala il pericolo, ma le soluzioni rimangono limitate a cartelli e divieti non sufficienti a proteggere le persone. Giovanni Dato, presidente di Pallanuoto Como, ha espresso una critica diretta e chiara, sottolineando che la prevenzione non si fa con un cartello, ma con interventi concreti.

La prevenzione non si fa con un cartello

La critica di Dato si basa su un confronto tra situazioni simili: mentre per i cantieri si installano recinzioni e barriere per evitare accessi non autorizzati, per il lago si continua a confidare nel buon senso delle persone. “Perché per mettere in sicurezza un cantiere vengono installate recinzioni e barriere, mentre per una zona che ormai tutti sanno essere estremamente pericolosa si continua a confidare esclusivamente nel buon senso delle persone?” chiede il presidente. La risposta, secondo lui, è semplice: si sceglie di prevenire in alcuni casi e di reagire solo quando è troppo tardi in altri.

La situazione del Tempio Voltiano, in particolare, rappresenta un caso emblematico. Anche se il divieto di balneazione è ben noto, il rischio non è stato eliminato. Dato sottolinea che la responsabilità politica ricade sull’Amministrazione comunale, che non ha affrontato il problema in tempo. Governare significa prevenire i problemi, non limitarsi ad intervenire quando ormai è troppo tardi, afferma. La sua richiesta è chiara: misure fisiche, come transenne o recinzioni, sono necessarie per garantire la sicurezza.

Un confronto con il fumo e l’imprudenza

Il presidente usa un esempio conosciuto per spiegare il problema: da decenni, su ogni pacchetto di sigarette è scritto “Il fumo uccide”, ma milioni di persone continuano a fumare. “Lo sappiamo tutti. Lo leggiamo tutti. Eppure milioni di persone continuano a fumare”, osserva Dato. Questo dimostra come il buon senso non basta a prevenire i rischi. L’essere umano tende a sottovalutare il pericolo, convinto che certe tragedie riguardino sempre gli altri. Questo è il motivo per cui un cartello non basta: serve un intervento concreto.

La sua provocazione è chiara: “Guardate le fotografie. Nei Giardini a Lago, dove sono in corso dei lavori, non ci si è limitati a mettere un cartello con scritto ‘Lavori in corso’. No. Si è deciso di recintare completamente l’area, impedendo fisicamente l’accesso.” La differenza, secondo Dato, sta nella scelta di prevenire. Per il Tempio Voltiano, invece, si continua a rincorrere le emergenze. La soluzione, per lui, è semplice: durante il periodo di maggiore afflusso turistico, l’accesso alla spiaggia deve essere fisicamente limitato, come si fa per qualsiasi altra area ritenuta pericolosa.

Oggi Como non ha più bisogno di altre parole. Ha bisogno di amministratori che dimostrino, con i fatti e non con le chiacchiere, di aver davvero compreso la gravità di ciò che è accaduto. La sua voce, sebbene critica, è motivata da una volontà di protezione e di responsabilità. La prevenzione, come ha sottolineato, non si fa con un cartello, ma con azioni concrete e immediate.