Basilicata e il Pnrr: il 21% dei fondi spesi, un ritmo lento rispetto alla media nazionale

La Basilicata ha speso solo il 21% dei fondi del Pnrr, un ritmo inferiore alla media nazionale. La regione affronta la scadenza con un ritardo significativo.

La Basilicata ha speso solo il 21% dei fondi del Pnrr, con un ritmo inferiore alla media nazionale
La Basilicata ha speso solo il 21% dei fondi del Pnrr, con un ritmo inferiore alla media nazionale

La Basilicata, pur avendo ricevuto un portafoglio di 2,39 miliardi di euro distribuiti su 9.751 progetti, ha speso solo il 21% dei fondi disponibili, un dato che la colloca cinque punti sotto la media nazionale. La regione, che si appresta a rispettare le scadenze finali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), si trova in una situazione di stallo, con il 78,9% dei fondi ancora bloccati nei cantieri. La corsa contro il tempo si intensifica, con gli enti attuatori che hanno pochissimi giorni per completare le rendicontazioni e le prove documentali necessarie per concludere i progetti.

La distribuzione dei fondi per missioni e settori strategici

La transizione ecologica rappresenta il pilastro principale del piano regionale, con la Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica) che assorbe il budget più consistente, pari a 774,36 milioni di euro. Questo riflette l’importanza della sfida energetica e della tutela ambientale per una regione che ha tradizionalmente oscillato tra l’estrazione di idrocarburi e la valorizzazione del proprio patrimonio naturale. La Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile) segue con 541,27 milioni di euro, mentre la Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) riceve 443,44 milioni di euro, con un focus su modernizzazione della Pubblica Amministrazione e rilancio dei piccoli borghi storici.

La Missione 4 (Istruzione e ricerca) riceve 320,53 milioni di euro, la Missione 6 (Salute) 139,50 milioni, la Missione 5 (Inclusione e coesione) 138,24 milioni e infine la Missione 7 (REPowerEU) chiude la ripartizione regionale con un plafond di 32,49 milioni di euro. La sfida energetica e la tutela ambientale rappresentano il baricentro dello sviluppo futuro della Basilicata.

Un sistema di gestione dei fondi dominato dal privato

Un elemento chiave del piano è la natura giuridica dei soggetti attuatori. Non sono i Comuni a gestire la fetta più ricca dei fondi, ma il mercato privato e i grandi player di Stato. Le Società per Azioni (S.p.A.) controllano il 37,17% dei fondi complessivi, superando gli 888 milioni di euro, principalmente per interventi a regia esterna legati alle grandi infrastrutture di trasporto e alla connettività digitale. La macchina ministeriale centrale segue con il 14,86%, mentre i Comuni lucani si attestano al terzo posto con il 14,35% delle risorse regionali, circa 343 milioni di euro.

Le difficoltà dei piccoli municipi nel gestire la mole burocratica dei bandi europei sono un problema storico. La stessa Regione gestisce in proprio il 10,57% dei fondi. La distribuzione geografica dei fondi mostra un netto sbilanciamento tra le due province. Potenza, con un miliardo di euro distribuiti su 6.510 progetti, si conferma il fulcro degli investimenti, con il 32,1% dei cantieri conclusi. Matera, invece, riceve 619,20 milioni di euro per 3.103 interventi, con una percentuale di cantieri ultimati al 27,2%. Esiste inoltre un terzo paniere economico, pari a 773,91 milioni di euro, destinato a circa 200 progetti complessi definiti “multi-provincia”, che vedono la collaborazione tra le amministrazioni e gli enti di entrambi i territori per opere di carattere sovraregionale o interprovinciale.

La Regione ha avviato una serie di audizioni e tavoli di monitoraggio rigorosi per fare il punto sulla tenuta del sistema sanitario e sul rispetto delle scadenze. La giunta Bardi ha sottolineato l’urgenza di non sprecare un’occasione irripetibile, soprattutto in settori vitali come la telemedicina e la ristrutturazione degli ospedali di comunità. Con il termine della fase di esecuzione materiale già superato, gli enti attuatori hanno pochissimi giorni per completare le rendicontazioni e le prove documentali. Il rischio, per una Basilicata che viaggia a marce ridotte rispetto al resto d’Italia, è che il sogno di rinascita NextGenerationEU si trasformi nell’ennesimo elenco di opere incompiute.