ZES Unica, Basilicata: solo 6 autorizzazioni nel primo semestre 2026
Basilicata, solo 6 autorizzazioni ZES nel primo semestre 2026. UIL chiede politica industriale e investimenti.

La Basilicata ha visto solo 6 autorizzazioni ZES nel primo semestre del 2026, un dato che solleva preoccupazioni all’interno della Uil Basilicata. I numeri, rilevati nel contesto del Rapporto UIL sulla ZES Unica, mettono in luce una scarsa capacità della regione di sfruttare uno degli strumenti più importanti per attrarre investimenti e creare lavoro. La situazione, purtroppo, non sembra migliorare se si considera che su 1.402 autorizzazioni concesse in tutta la regione meridionale, solo 34 riguardano la Basilicata, pari al 2,4%. Il dato, però, non è solo un problema numerico: rappresenta un’occasione persa per un territorio che, secondo la UIL, ha tutte le caratteristiche per diventare un polo di sviluppo industriale e logistico del Sud.
La ZES Unica come strumento di crescita
La ZES Unica, uno strumento chiave per lo sviluppo del Mezzogiorno, continua a rappresentare una grande opportunità, ma la Basilicata sembra non riuscire a intercettarne i benefici. Nel primo semestre del 2026, solo 6 autorizzazioni sono state rilasciate, un numero che, secondo la UIL, non può essere considerato soddisfacente. «Se in sei mesi la Basilicata raccoglie appena sei autorizzazioni su 424 complessive significa che qualcosa non sta funzionando», ha sottolineato Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata. Il sindacato ritiene che la regione non stia ancora sfruttando appieno lo strumento, che avrebbe potuto diventare un forte acceleratore degli investimenti.
Investimenti e occupazione: dati in crescita ma insufficienti
Gli investimenti attivati in Basilicata grazie alla ZES Unica ammontano a 205 milioni di euro, con una previsione di 959 nuovi occupati. Numeri che, pur essendo positivi, non riescono a superare le aspettative di una regione che, secondo la UIL, ha potenzialità industriali e logistico-energetiche importanti. «La Basilicata dispone di asset strategici importanti – ha concluso Tortorelli – dall’automotive all’energia, dall’agroalimentare alla logistica. Ma senza una governance più efficace e una forte capacità di intercettare gli investimenti continueremo a registrare percentuali residuali.» La UIL chiede quindi una politica industriale regionale capace di tenere insieme sviluppo economico, coesione territoriale, innovazione e diritti.
La competitività del Paese non può essere costruita comprimendo il costo del lavoro. La UIL ha sottolineato l’importanza di una visione più ampia delle ZES, che non si limiti ai soli incentivi fiscali. «Investire su innovazione, ricerca, digitalizzazione, formazione, sicurezza e qualità dell’occupazione è la strada giusta per costruire una competitività sostenibile», ha ricordato il sindacato. Allo stesso modo, la transizione ecologica deve diventare un’opportunità di rilancio industriale e non un processo di deindustrializzazione. Le ZES devono diventare luoghi di collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca.
La sfida per la Basilicata, quindi, non è solo quella di aumentare il numero di autorizzazioni ZES, ma di costruire una politica industriale capace di attrarre investimenti, creare occupazione qualificata e sostenere la crescita economica. «La ZES Unica può essere uno straordinario strumento di rilancio, ma i numeri dimostrano che oggi la nostra regione non ne sta ancora cogliendo appieno le opportunità», ha concluso Tortorelli. La strada per il rilancio passa attraverso una governance più efficace e una capacità di intercettare gli investimenti, altrimenti la Basilicata continuerà a restare ai margini di uno strumento che potrebbe rappresentare un forte acceleratore dello sviluppo.
