I brand abbandonano i singoli influencer per testare creatori di contenuti
I brand stanno spostando i loro investimenti da influencer a creatori di contenuti testati, generando dati utili per il marketing.

Un 19enne che gestisce un marketplace di contenuti generati dagli utenti (UGC) ha osservato come oltre 200 brand stiano abbandonando l’approccio tradizionale basato sugli influencer. I brand stanno spostando i loro investimenti da singoli influencer di alto profilo a batch di video creati da creatori, testati come annunci pagati, generando dati utili per migliorare la strategia. Questo cambiamento segna una svolta nel marketing digitale, dove l’obiettivo non è più solo la visibilità, ma la capacità di apprendere rapidamente cosa funziona con il pubblico.
Un modello economico in crisi: da influencer a creatori
La strategia tradizionale del marketing su social media si basava su un’unica mossa: trovare un creator di alto profilo, pagare un post e sperare nel risultato. Questo approccio, però, sta perdendo terreno. I brand che crescono più velocemente non investono in pochi nomi di rilievo, ma in una serie di video realizzati da creatori, testati come annunci pagati. Ogni contenuto genera dati: quali elementi attirano l’attenzione, quali angoli del prodotto si vendono meglio, quali creatori convertono. Questo modello non è più solo influencer marketing, ma una forma di creatività performance, basata su dati e feedback.
La logica è semplice: si testa un numero elevato di contenuti per ottenere informazioni utili. Il problema non è la disponibilità di creatori, ma la capacità di trovare quelli giusti per un brand, in modo rapido e economico. La sfida è nel matching: trovare un creator che comprenda veramente un prodotto e presentarlo al brand giusto, in modo che possa testare cinquanta clip invece di concentrarsi su una sola. Questo processo, se reso efficiente, permette ai brand di apprendere in modo continuo e migliorare la loro strategia.
Un sistema che funziona: da brief a feedback in pochi passaggi
Il processo è semplice ma efficace: un brand invia un brief, il sistema lo matcha con creatori adatti, i contenuti vengono creati, revisionati, formati per gli annunci, testati e analizzati. I risultati vengono utilizzati per migliorare il prossimo batch di contenuti. Questo ciclo chiuso, in cui entra creatività e esce dati, è esattamente il tipo di lavoro ripetitivo e dati-intensivo che l’AI sta cominciando a gestire. Il ruolo umano si limita a impostare i parametri e a garantire la qualità, mentre l’automazione accelera il processo e riduce i costi.
Il futuro del marketing digitale sembra essere un mix di creatività umana e automazione. I brand che vincono nei prossimi anni non saranno quelli con l’influencer più famoso, ma quelli che riescono a produrre cento contenuti autentici, a osservare cosa funziona e a adattarsi più velocemente della concorrenza. La misura del successo non è più il numero di follower o la visibilità, ma la capacità di apprendere rapidamente cosa piace al pubblico. I creatori, pur essendo meno ricchi in termini di reddito, diventano più stabili nel lavoro.
Questo modello non è solo più efficiente, ma anche più sostenibile. La base del modello influencer si è fratturata, e i brand stanno cercando alternative più scalabili e misurabili. Il futuro del marketing digitale sembra essere un mix di creatività umana e automazione, dove l’obiettivo non è più il singolo influencer, ma un sistema che apprende e si adatta in tempo reale. Il 19enne che ha osservato questa evoluzione non è solo un osservatore, ma un costruttore di un nuovo modello, in cui l’efficienza e la capacità di apprendere diventano le nuove metriche di successo.
