Il caldo e i roghi stanno trasformando il Mediterraneo in un’area a rischio crescente

Incendi estremi e cambiamento climatico: il Mediterraneo si trova in una situazione di emergenza.

Incendi boschivi e fumo si diffondono lungo la costa mediterranea, con effetti su salute e ambiente
Incendi boschivi e fumo si diffondono lungo la costa mediterranea, con effetti su salute e ambiente

Il Mediterraneo, in estate 2026, vive un’epoca di incendi estremi che stanno mettendo a rischio la salute pubblica, l’ambiente e la stabilità sociale. Gli incendi, resi più probabili e intensi dal riscaldamento globale, stanno colpendo aree estese e causando un aumento delle emissioni di CO₂ e di particolato fine (PM2.5), con effetti negativi sulla salute umana. Secondo dati dell’European Forest Fire Information System, a luglio 2026 si stimano quasi 435mila ettari di suolo bruciato da inizio anno, con un impatto significativo su popolazioni e ecosistemi.

Il legame tra incendi e cambiamento climatico

Le analisi scientifiche confermano che il caldo estremo e le condizioni meteorologiche secche stanno amplificando l’attività degli incendi, soprattutto nelle foreste temperate e boreali. Gli incendi della black summer 2019-2020 in Australia sono stati resi almeno il 30% più probabili dal riscaldamento globale, mentre lungo la costa occidentale del Nord America gli incendi sono diventati più estesi e difficili da controllare. In Cina, gli incendi estremi del 2019 sono stati resi oltre sette volte più probabili. Il fenomeno si sta diffondendo anche in Europa, con un aumento del 30-40% nella frequenza e intensità degli incendi nelle ultime decadi.

Il caldo persistente e le temperature notturne più alte permettono al fuoco di rimanere attivo per periodi più lunghi, allungando la stagione degli incendi. Inoltre, la disponibilità di combustibile secco, dovuta all’abbandono rurale e all’accumulo di biomassa, contribuisce a un aumento del rischio. Secondo la NASA, le emissioni di CO₂ legate agli incendi sono cresciute del 60% a livello globale tra il 2001 e il 2023, con un impatto particolarmente rilevante nelle foreste boreali.

La combinazione di caldo e secco ha reso gli incendi più estesi e difficili da controllare.

Impatti sulla salute e sulle comunità

Il fumo degli incendi non rappresenta solo un rischio per l’ambiente, ma anche per la salute umana. Uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health ha rilevato che il particolato fine (PM2.5) generato dagli incendi è associato a un aumento della mortalità generale, cardiovascolare e respiratoria, con un impatto più marcato rispetto al PM2.5 proveniente da altre fonti. Un altro studio, pubblicato su Environmental Science & Technology, ha evidenziato che gli inventari tradizionali delle emissioni degli incendi trascurano una quota significativa di composti a volatilità intermedia e semi-volatile, con un contributo particolarmente rilevante in Africa subsahariana.

Un recentissimo studio sul JAMA Network Open ha analizzato quasi un milione di visite al pronto soccorso per emicranie o mal di testa avvenute tra il 2010 e il 2023 in due province canadesi durante il periodo di maggior rischio di incendi boschivi. Le analisi hanno mostrato che la presenza di PM2.5 provenienti dal fumo degli incendi è associata a un aumento delle visite al pronto soccorso per emicranie e cefalee. Robert Belvís, responsabile clinico dell’Unità Cefalee e Nevralgie del Servizio di Neurologia dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau di Barcellona, ha dichiarato che l’esposizione al fumo degli incendi è già stata valutata come fattore aggravante dell’emicrania e di altre cefalee.

La presenza di PM2.5 da incendi è associata a un aumento delle visite al pronto soccorso per emicranie.

La situazione in Italia, dove più di un incendio su tre nell’Unione europea si è verificato, richiede una gestione più attenta e una maggiore collaborazione tra enti locali e nazionali. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) è responsabile della vigilanza sui piani antincendio degli enti gestori delle aree protette statali e della gestione del Geoportale nazionale, che raccoglie dati cartografici e modelli di rischio.