La Cassazione respinge ricorso: cugini di Saman Abbas non otterranno domiciliari
La Cassazione ha respinto il ricorso per i domiciliari ai cugini di Saman Abbas, condannati all’ergastolo per omicidio.

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali dei cugini di Saman Abbas, condannati all’ergastolo per l’omicidio della giovane pachistana. I due imputati, Nomanhulaq Nomanhulaq e Ikram Ijaz, restano in carcere e non potranno beneficiare dei domiciliari. La Suprema corte ha ritenuto che il rischio di fuga e di reiterazione del reato sia concreto, soprattutto nei confronti di donne di famiglia che non rispettano le regole di una cultura patriarcale, da cui i due non si sono mai distaccati.
La motivazione del ricorso e la sentenza di appello
La difesa aveva sottolineato che i due ricorrenti avevano mantenuto una condotta regolare e senza violazioni penali. Tuttavia, i giudici della Cassazione hanno ritenuto che un elemento non dimostra un allontanamento dalle logiche che hanno determinato il delitto. Il pericolo di reiterazione del reato è stato valutato in modo logico e non contraddittorio. La Cassazione ha ritenuto che la ricostruzione del delitto non sia congetturale, nonostante la motivazione della condanna non sia ancora depositata.
I due imputati sono stati ritenuti colpevoli di aver commesso un omicidio in danno di una loro parente, verso la quale non avevano alcun motivo di conflitto. La sentenza di appello ha confermato l’ergastolo per loro, così come per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. Lo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, ha ottenuto una riduzione di pena grazie alla collaborazione.
La storia di Saman Abbas e la sua famiglia
Saman Abbas, 18 anni, fu uccisa dalla sua stessa famiglia nella notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021, a Novellara, nella Bassa Reggiana. L’omicidio fu motivato da un conflitto legato al rifiuto di un matrimonio combinato e alla volontà di vivere all’occidentale. Il corpo di Saman fu trovato il 27 novembre 2022, occultato sotto terra in un casolare abbandonato a cento passi dall’abitazione dei genitori.
Il fratello minore, Alì Haider, fu il grande testimone del processo, raccontando il piano barbaro della famiglia per ucciderla. I due cugini, però, sono rimasti in carcere e non hanno potuto beneficiare dei domiciliari. La Cassazione ha ritenuto che la motivazione della condanna non sia ancora depositata, ma non rende la ricostruzione congetturale.
La difesa aveva sottolineato che i due ricorrenti avevano mantenuto una condotta regolare e senza violazioni penali. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che non ci siano elementi sufficienti a dimostrare un allontanamento dalle logiche che hanno portato all’omicidio. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del riesame di Bologna, che ha negato i domiciliari ai due imputati.
