CIGS e distaccati: la Corte di Cassazione blocca la revoca della pensione
La Corte di Cassazione conferma che i distaccati possono accedere alla CIGS e mantenere i contributi per la pensione.

La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore distaccato può accedere alla Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) e ricevere la contribuzione figurativa necessaria per la pensione. La decisione, resa con l’ordinanza numero 17966 del 4 giugno 2026, ha fermato le pretese dell’Inps, che aveva provveduto in autotutela all’annullamento di una pensione per mancanza di anzianità contributiva. La sentenza ha chiarito che la dislocazione territoriale del dipendente non è un ostacolo giuridico per l’accesso ai benefici previdenziali.
La CIGS e i distaccati: un diritto riconosciuto
La Corte ha sottolineato che il distacco non modifica la titolarità del rapporto di lavoro, né la responsabilità contributiva dell’azienda originaria. Il dipendente distaccato, pur operando presso un’altra azienda, rientra pienamente nella platea dei soggetti tutelati dalla CIGS. La motivazione della revoca della pensione dell’Inps si basava su un presupposto errato: la contribuzione figurativa legata alla CIGS era considerata illegittima, ma la Corte ha ritenuto che tale accrediti siano validi e non possano essere disconosciuti d’imperio.
Un esempio concreto: la casa editrice in crisi
Immaginiamo una casa editrice in grave crisi finanziaria che apre una procedura di CIGS per i dipendenti della sede centrale di Roma. Uno di questi impiegati è distaccato a Milano per seguire un progetto commerciale presso una società partner. L’Inps aveva contestato l’accredito dei contributi figurativi maturati durante i mesi di cassa integrazione, sostenendo che l’uomo non lavorasse nella sede romana. La Corte ha respinto questa posizione, confermando che l’assenza fisica del lavoratore non invalidava i diritti previdenziali.
La decisione della Corte di Cassazione ha anche chiarito che l’azienda distaccante, ovvero l’editore romano, conserva pienamente i poteri di gestione e la facoltà di collocare il dipendente in CIGS durante il periodo di distacco, purché l’operazione non abbia finalità fraudolente. Questo significa che l’azienda non è privata degli strumenti legali per gestire la crisi, ma non è costretta a sostenere i costi economici senza alcun beneficio previdenziale. La sentenza ha anche sottolineato l’irrilevanza della sede fisica del lavoratore al momento della presentazione della domanda amministrativa. La prestazione economica e previdenziale grava sull’impresa titolare del contratto originario, e quindi il distaccato rientra a pieno titolo nella platea dei soggetti tutelati. L’Inps non può disconoscere d’imperio i contributi figurativi maturati, anche se il dipendente si trova in un’altra location. La Corte ha ritenuto che questa posizione sia giusta e conforme alle norme di settore.
- La CIGS è accessibile anche ai distaccati.
- La contribuzione figurativa maturata durante la sospensione è valida.
- L’Inps non può revocare la pensione per mancanza di anzianità contributiva.
La pronuncia della Corte di Cassazione ha fornito un chiaro orientamento giuridico, riconoscendo i diritti dei lavoratori distaccati e limitando l’azione dell’Inps. Questo è un passo importante per garantire la continuità della carriera contributiva e la tutela previdenziale anche in situazioni di mobilità lavorativa. La decisione ha anche rafforzato il ruolo dell’azienda titolare nel gestire le procedure di ammortizzatori sociali, senza privarla dei benefici legali derivanti dal rapporto di lavoro.
