La Cina ha ridotto le importazioni di petrolio, ma come e per quanto tempo?
La Cina ha ridotto le importazioni di petrolio, ma come e per quanto tempo?

Dopo l’inizio della guerra tra Iran e Stati Uniti, il prezzo del petrolio è aumentato, ma non ha mai raggiunto i livelli temuti e previsti da molti analisti. La Cina ha giocato un ruolo chiave nel contenere l’incremento dei prezzi, riducendo drasticamente le sue importazioni di petrolio. Tuttavia, come ci sia riuscita e quanto durerà questa strategia rimane una domanda senza risposta certa. La riduzione delle importazioni, che ha portato a un calo del 74 per cento del commercio globale di petrolio, ha contribuito a temperare la domanda in un momento di riduzione dell’offerta, evitando un ulteriore aumento dei prezzi.
La domanda da un milione di dollari
La riduzione delle importazioni cinesi di petrolio, passate da una media di 11-12 milioni di barili al giorno negli ultimi cinque anni a circa 8 milioni tra maggio e giugno 2026, ha avuto un impatto significativo sul mercato. Questo calo ha contribuito a ridurre la domanda, in un momento in cui l’offerta era in declino a causa della chiusura dello stretto di Hormuz. Tuttavia, come la Cina abbia effettivamente ridotto le importazioni e per quanto tempo continuerà a farlo rimane una domanda senza risposta certa. Michal Meidan ha definito questa situazione «la domanda da un milione di dollari».
Le riserve cinesi e la loro influenza
La Cina ha ridotto le importazioni di petrolio utilizzando solo in parte le proprie riserve, e in misura maggiore consumandone di meno. È difficile sapere quanto siano grandi le riserve cinesi di petrolio, poiché lo stato non fornisce dati ufficiali e trasparenti sul loro riempimento. Le uniche stime si basano sull’osservazione dei depositi visibili dall’alto, ma nessuno conosce quanto quei serbatoi siano pieni, né se ce ne siano altri non visibili. Si ipotizza comunque che prima della guerra le riserve cinesi ammontassero a circa 1,4 miliardi di barili.
Secondo le principali ipotesi, fin qui sono state intaccate soprattutto le riserve commerciali delle aziende petrolifere, in Cina molto legate al partito e al governo; quelle strategiche controllate direttamente dallo stato sono rimaste praticamente inalterate. La riduzione delle importazioni cinesi di petrolio, circa il 60 per cento, si deve invece alla riduzione dell’attività delle raffinerie. Il petrolio di cui abbiamo parlato finora, infatti, è il cosiddetto «petrolio greggio», cioè petrolio non raffinato. Il «greggio» viene trasformato dalle raffinerie in carburanti come la benzina, il gasolio o quelli usati dagli aerei.
A marzo il governo cinese aveva ordinato alle principali compagnie energetiche statali di sospendere temporaneamente le esportazioni di prodotti raffinati per garantirne la disponibilità interna. Senza la possibilità di esportare le eccedenze di carburante, le raffinerie non hanno avuto incentivi economici ad acquistare nuovo «greggio» o ad aumentare la produzione: a giugno 2026 la lavorazione del «greggio» è scesa quindi ai livelli minimi dal 2021. A luglio questo divieto è stato in parte allentato, ma l’esportazioni di petrolio raffinato dalla Cina sono ancora fortemente limitate.
