Complotto per costringere Lotito a vendere la Lazio, scattano perquisizioni
Perquisizioni a Masi, Maiolini e Bisignani per diffusione di notizie false su cessione Lazio. Lotito: no comment.
Le perquisizioni scattate nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad dell’istituto di credito, Francesco Maiolini, e dell’editorialista Luigi Bisignani, sono il frutto di un’indagine che vede il patron della Lazio, Claudio Lotito, accusato di essere vittima di un complotto per essere costretto a vendere la società. I carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale hanno eseguito le perquisizioni in seguito a un capo di imputazione che contesta ai tre indagati la diffusione di notizie false, con l’obiettivo di alterare il mercato e costringere Lotito a cedere il pacchetto azionario di controllo della SS Lazio.
Diffusione di notizie false per manipolare il mercato
Secondo i pm della Dda di Roma, i tre indagati avrebbero agito in concorso, diffondendo notizie false attraverso canali come il social network e la testata “Millenovecento”, nonché attraverso il quotidiano “II Tempo”, in cui collabora Bisignani. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato di provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Lazio, con l’intento di costringere Lotito a vendere. L’indagine, che ha visto l’iscrizione di diversi nomi sul registro degli indagati, è partita lo scorso dicembre e si è sviluppata in modo progressivo, con l’aggiunta di nuovi elementi che hanno portato alle ultime perquisizioni.
Striscioni e articoli come parte della campagna
Le accuse si basano su una serie di fatti, tra cui l’esposizione di striscioni in piazza, come il “Forza Italia: Libera la Lazio” a San Lorenzo in Lucina e il “Lotito Libera la Lazio” a Roma. Inoltre, sono emersi articoli pubblicati su “II Tempo” e su canali di minor rilievo, che hanno seguito un filone simile a quello delle precedenti notizie false. Tra questi, un articolo del 31 maggio 2026, intitolato “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia”, ha riportato una falsa notizia relativa a un’offerta di acquisto della società da parte della banca d’affari JP Morgan per 450 milioni di euro.
Secondo l’annotazione dei carabinieri depositata il 21 luglio, è emerso che Bisignani, Maiolini e Masi hanno partecipato a manifestazioni pubbliche di protesta dei tifosi della Lazio contro la gestione di Lotito. Inoltre, è stato rilevato che tra Masi e Bisignani, nonché tra quest’ultimo e Maiolini, esistono contatti in corrispondenza con la preparazione e la pubblicazione degli articoli. La Banca del Fucino ha espresso piena fiducia nell’operato del presidente e dell’ad, sottolineando che non ha mai finanziato alcuna iniziativa riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine.
Lotito: no comment e fiducia nella magistratura
Il patron della Lazio, Claudio Lotito, ha risposto alle domande riguardanti i nuovi risvolti dell’inchiesta con un “no comment”, mantenendo una posizione di distacco. Tuttavia, ha espresso piena fiducia nella magistratura e ha dato mandato al suo avvocato per presentare una denuncia per calunnia. Masi, presidente della Banca del Fucino, ha dichiarato di essere “basito” per le accuse rivoltegli da Lotito, definendole “totalmente e completamente false”. Secondo Masi, la sua “sola colpa” è quella di essere tifoso della Lazio, come tantissimi a Roma e in Italia.
L’indagine, che ha visto l’iscrizione di cinque persone per tentata estorsione e manipolazione del mercato nel 2024, ha ora incluso tre nuovi indagati, con l’accusa di aver agito in concorso per diffondere notizie false. I pm sostengono che si tratta di un “disegno ampio e unitario” che mira a delegittimare Lotito e a costringerlo a vendere la Lazio, con l’obiettivo di ottenere un paracadute finanziario. L’indagine proseguirà con ulteriori accertamenti e verifiche, con l’obiettivo di chiarire i fatti e determinare l’effettiva responsabilità dei soggetti coinvolti.
