Il Grand Hotel di Riccione sottoposto a sequestro per gestione illecita e fallimento

Il Grand Hotel di Riccione è stato sequestrato per gestione abusiva e fallimento. L’albergo, simbolo della vita mondana romagnola, è stato gestito illegalmente nonostante fosse formalmente chiuso da tre anni.

Grand Hotel di Riccione, sequestro per gestione illecita e fallimento. Albergo storico in stile liberty, abbandonato ma continuato a essere utilizzato
Grand Hotel di Riccione, sequestro per gestione illecita e fallimento. Albergo storico in stile liberty, abbandonato ma continuato a essere utilizzato

Il Grand Hotel di Riccione, storico simbolo della vita mondana romagnola, è stato messo sotto sequestro martedì all’alba da parte della guardia di finanza. L’albergo, che ha visto passare personaggi illustri e eventi di rilievo, è stato gestito illegalmente nonostante fosse formalmente chiuso da tre anni, a causa del fallimento della società Marebello. All’interno dell’hotel, durante il sequestro, erano presenti una quindicina di turisti arabi, che sono stati allontanati.

La gestione abusiva ha portato al fallimento

La Marebello, società che gestiva l’albergo, ha accumulato debiti attraverso un sistema di società prestanome che non pagavano l’affitto. Secondo le indagini della procura di Rimini, la società ha dato false comunicazioni ai creditori e ha continuato a gestire l’albergo illegalmente dopo la dichiarazione di fallimento. L’albergo è stato dichiarato fallito nel 2023, insieme ad altri locali come il Deja Vu e la piadineria Oasi.

Un legame misterioso tra Andreatta e la vedova di Ceschina

L’albergo fu ereditato dalla vedova di Ceschina, Nora Molinari, che lo lasciò dopo la sua morte proprio ad Andreatta, un ex amministratore della Marebello. Non si conosce bene il legame tra i due, ma Andreatta, che ha 74 anni e viveva al Grand Hotel, è tra le sei persone indagate per bancarotta fraudolenta. Dopo il fallimento, Andreatta non ha consegnato la struttura al curatore fallimentare, continuando a gestirla illegalmente.

Un simbolo della vita mondana romagnola

Costruito in stile liberty e inaugurato nel 1929, il Grand Hotel era stato commissionato dall’imprenditore milanese Gaetano Ceschina, che aveva contribuito alla crescita economica e turistica della riviera romagnola. All’inaugurazione partecipò Edda Mussolini, figlia di Benito, che aveva una villa vicino all’albergo e vi soggiornò spesso negli anni successivi. Negli anni Ottanta, il Grand Hotel divenne un centro di vita mondana, ospitando attori, artisti e celebrità. Nei decenni successivi al Grand Hotel ci furono incontri importanti, vi trascorsero le vacanze politici, militari, aristocratici e celebrità sia italiane che straniere, vennero organizzati spettacoli ed eventi che contribuirono alla sua notorietà: alla serata di Capodanno del 1965 partecipò Mina, in un’altra occasione il regista teatrale Giorgio Strehler. Per qualche anno la gestione dell’albergo passò al figlio di Gaetano Ceschina, Mario, imprenditore noto soprattutto nel settore sanitario che nel 1976 fu rapito in circostanze mai del tutto chiarite, forse dalla ’ndrangheta, e che non fu mai più ritrovato.

La procura ha sequestrato non solo il Grand Hotel, ma anche altri immobili in diverse regioni, per un totale di beni per 29 milioni di euro. L’albergo, pur essendo in gran parte in stato di abbandono, è stato utilizzato per ospitare turisti che pagavano in contanti. L’operazione di sequestro ha visto la partecipazione di una trentina di agenti, tra cui cani addestrati per la ricerca di banconote.