Decreto Calderoli, sindaci montani in allarme: «Firma del decreto senza consulto»

Sindaci montani denunciano mancanza di consulto sul decreto Calderoli, rischi per scuola, sanità e agricoltura.

Sindaci montani protestano contro il decreto Calderoli, denunciano mancanza di consulto e rischi per il territorio
Sindaci montani protestano contro il decreto Calderoli, denunciano mancanza di consulto e rischi per il territorio

Il dibattito sui Comuni montani ha visto un forte impegno da parte dei sindaci, tra cui Franco Capponi di Treia, che ha espresso preoccupazione per l’approvazione del Decreto Calderoli senza alcun confronto con le istituzioni locali. «Mentre fuori dal palazzo rassicuravano, avevano già firmato il decreto», ha detto Capponi, sottolineando l’assenza di un confronto serio tra governo e territorio. L’ordine del giorno bipartisan approvato in Consiglio comunale ha portato a una decisione che, secondo i sindaci, non tiene conto delle esigenze reali delle aree interne.

Legge vista come taglio indiscriminato

Andrea Mozzoni, consigliere di Fratelli d’Italia, ha espresso un forte dissenso, definendo la legge non una riforma ma un taglio senza senso. «Non a caso la legge porta il nome di un politico, Calderoli, che è figlio di una Lega che puntava a spaccare l’Italia», ha sottolineato Mozzoni, riferendosi a una politica che, secondo lui, ha ignorato le specificità delle regioni meridionali. La legge, che ha visto la firma del decreto senza alcun confronto, ha suscitato preoccupazioni per il rischio di chiusura di scuole, riduzione dei servizi sanitari e perdita di posti di lavoro in agricoltura.

La legge ha portato a un aumento del rischio idrogeologico e a una mancanza di manutenzione su ettari di terreno abbandonati. L’approvazione del decreto senza alcun confronto ha reso i sindaci preoccupati per l’impatto su migliaia di famiglie. «La firma del decreto della legge Calderoli rappresenta uno schiaffo istituzionale nei confronti dei sindaci di frontiera», ha aggiunto Capponi, riferendosi a quei comuni che ogni giorno si confrontano con i problemi autentici dei cittadini.

Rischi concreti per scuola, sanità e agricoltura

Capponi ha spiegato come la legge potrebbe portare conseguenze gravi per i Comuni montani. «La logica della scure e del righello, che ha prevalso a Roma, determinerà la chiusura delle piccole scuole delle aree interne, la perdita di posti di lavoro in agricoltura e una ulteriore riduzione dei servizi sanitari sul territorio», ha detto. L’approvazione del decreto senza alcun confronto ha reso i sindaci preoccupati per l’impatto su migliaia di famiglie.

La legge ha portato alla cancellazione dei fondi di sostegno per le politiche comunitarie, come Feoga, Fesr e Fse. «Cancellati i fondi di sostegno, restano i problemi, che saranno la molla per reagire per i sindaci», ha detto Capponi, sottolineando che i sindaci sono pronti a innescare una reazione forte contro una legge che non ha tenuto conto delle esigenze reali dei territori. «Difendere i Comuni montani significa difendere il presidio del territorio, la sicurezza ambientale, l’agricoltura, la qualità della vita e il patrimonio umano, culturale ed economico di una parte fondamentale della regione», ha concluso. La legge ha visto l’annullamento di un’agevolazione minima in 29 Comuni marchigiani, molti dei quali in situazione socio-economica peggiore di Treia, e in altri quasi 700 Comuni italiani. «Oggi quell’agevolazione, seppur minima, è stata annullata», ha detto Capponi, sottolineando l’impatto su migliaia di famiglie. L’annullamento ha portato a un aumento del rischio idrogeologico e a una mancanza di manutenzione su ettari di terreno abbandonati.

La legge ha anche portato a una riduzione dei bonus per l’acquisto della prima casa e per la ristrutturazione, nonché alla cancellazione degli incentivi alla natalità per le giovani coppie che scelgono di vivere in piccoli centri montani. «Senza dimenticare che in quegli stessi territori sono venuti meno gli incentivi alla natalità per le giovani coppie», ha detto Capponi, sottolineando l’impatto su una popolazione che ha scelto di vivere in aree interne. «Ora riapriremo il dibattito perché il Decreto Calderoli sulla montagna è semplicemente inaccettabile», ha concluso, chiedendo una revisione della legge e un confronto più diretto tra governo e sindaci.