ETF AT1 Bond: un’alternativa per aumentare il rendimento del portafoglio
ETF AT1 Bond: un’alternativa per aumentare il rendimento del portafoglio con un rendimento medio annuo del 8,8% negli ultimi 3 anni.

Aggiungere rendimento al portafoglio con un ETF AT1 Bond rappresenta una scelta interessante per chi cerca un equilibrio tra rendimento e rischio. Gli ETF per bond AT1, noti anche come Contingent Convertible Bonds o CoCo Bonds, offrono un’alternativa alle obbligazioni tradizionali e alle azioni, permettendo di incrementare il rendimento senza esporre il portafoglio a un rischio eccessivo. Negli ultimi tre anni, la performance di alcuni ETF AT1 ha raggiunto un incremento del 29%, corrispondente a un rendimento medio annuo del 8,8%. Questo risultato si colloca in un contesto in cui le obbligazioni tradizionali tendono a offrire rendimenti inferiori rispetto alle azioni, ma con un profilo di rischio più basso.
Caratteristiche dei bond AT1
I bond AT1 sono titoli del debito con peculiarità che li pongono a metà tra obbligazioni e azioni. Sono emessi principalmente dalle banche per rafforzarne il patrimonio senza dover ricorrere al capitale di rischio, una strategia utilizzata dopo la crisi finanziaria del 2008. Questi titoli possono essere convertiti in azioni o azzerati in caso di deterioramento del CET1 ratio, un indicatore di solvibilità. Inoltre, non hanno una scadenza definita, ma prevedono la facoltà per l’emittente di rimborsare il capitale dopo almeno 5 anni. La cedola, che rappresenta il rendimento, è fissata in modo variabile per rimanere in linea con i tassi di mercato.
Performance e rischi degli ETF AT1
Un esempio concreto è l’ETF Invesco AT1 Capital Bond UCITS ETF Acc, che replica l’indice iBoxx® USD Contingent Convertible Liquid Developed Market AT1. Dopo otto anni di vita, ha reso oltre il 53%, con una media annua composta di poco superiore al 4% lordo. Tuttavia, negli ultimi tre anni, il rendimento è salito al 29%, con un tasso medio annuo del 8,8%. Questo risultato è stato influenzato da variazioni del mercato, come l’espansione dei prezzi durante la pandemia e il loro calo con il ritorno dell’inflazione. L’emissione di Santander con cedola del 9,625% ha registrato un aumento del 15% dall’autunno del 2023, dimostrando un potenziale di rendimento interessante.
Nonostante i vantaggi, gli ETF AT1 non sono privi di rischi. In un contesto macroeconomico instabile, il rischio spread può aumentare, portando a cedole insufficienti per gli obbligazionisti subordinati. Inoltre, in caso di bancarotta, il rimborso avviene solo dopo i correntisti, gli obbligazionisti senior e i Tier 2, ma prima degli azionisti. Questo significa che, sebbene i bond AT1 possano offrire un rendimento superiore, il rischio di credito non è nullo.
Un’alternativa per il portafoglio retail
Per gli investitori retail, gli ETF AT1 rappresentano un’alternativa accessibile, poiché non richiedono investimenti elevati come nel caso di un acquisto diretto. Tuttavia, è importante mantenere una quota limitata all’interno del portafoglio, soprattutto in un contesto di deterioramento macroeconomico. L’importante è che la quota dedicata ai bond AT1 non superi quella delle obbligazioni tradizionali, per ridurre il rischio complessivo. Inoltre, la valuta di denominazione, spesso il dollaro USA, può influenzare il rendimento effettivo, soprattutto in un contesto di deprezzamento della valuta.
Con un’attenzione ai rischi e una gestione attenta, gli ETF AT1 possono rappresentare una componente utile per aumentare il rendimento del portafoglio, senza esporre il singolo investitore a un rischio eccessivo. La scelta di integrare questi titoli deve sempre essere valutata in base al profilo di rischio e agli obiettivi di investimento del singolo soggetto.
