Export e auto europea sotto pressione: la transizione elettrica non è una soluzione automatica

L’industria automobilistica europea affronta un calo nella produzione e margini ridotti a causa della transizione elettrica e dei dazi commerciali.

L'industria automobilistica europea subisce un calo nella produzione e margini ridotti a causa della transizione elettrica e dei dazi commerciali
L’industria automobilistica europea subisce un calo nella produzione e margini ridotti a causa della transizione elettrica e dei dazi commerciali

Un settore in crisi e un futuro incerto

L’industria automobilistica europea vive un momento di forte tensione, con un calo nella produzione e margini ridotti a causa della transizione verso i veicoli elettrici e dei dazi commerciali. Secondo Atradius, la produzione globale di autoveicoli e componenti subirà un calo dello 0,2% nel 2026, dopo un aumento del 2,9% registrato lo scorso anno. Questo scenario si colloca nel contesto di un settore che, nonostante la crescita in Cina, affronta una serie di sfide complesse, tra cui la debolezza della domanda, le pressioni sui costi e l’eccesso di capacità strutturale.

La transizione elettrica non è una soluzione automatica, ma un processo che richiede una pianificazione attenta e un’adeguata gestione delle risorse. Molti fornitori di secondo e terzo livello non dispongono dei mezzi tecnologici e finanziari necessari per risalire la catena del valore, trovandosi costretti ad abbandonare il mercato nei prossimi anni. Questo fenomeno sta ridisegnando la struttura competitiva europea, con conseguenze significative per l’intero settore.

La geopolitica e i dazi commerciali

La produzione automobilistica è diventata sempre più globalizzata, con i produttori che fanno affidamento su una complessa rete di fornitori. Tuttavia, il settore è altamente esposto a rischi al ribasso, come l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, l’istituzionalizzazione dei dazi e le tendenze alla deglobalizzazione. Gli USA e l’UE hanno imposto dazi punitivi sulle importazioni cinesi di veicoli elettrici, aumentando i costi per gli Oem europei e accelerando la localizzazione della produzione in Nord America. La Cina rimane un motore di crescita, ma i mercati sviluppati devono affrontare contemporaneamente la debolezza della domanda, le pressioni sui costi e l’eccesso di capacità strutturale. Sebbene i prezzi del petrolio abbiano iniziato a diminuire, l’impatto sui redditi reali disponibili dei consumatori rischia di pesare sulla spesa per beni non essenziali, tra cui i veicoli nuovi.

La transizione energetica e la crisi dei fornitori stanno ridisegnando il settore automobilistico. Nel 2026, il settore automobilistico nell’UE subirà una contrazione per il terzo anno consecutivo, pari allo 0,6%, prima di registrare una modesta ripresa dell’1,2% nel 2027. Le condizioni della domanda nella regione rimangono modeste, con gli aumenti del reddito reale delle famiglie controbilanciati da comportamenti di risparmio precauzionale e da un mercato del lavoro debole in diversi Stati membri. Stanno calando i margini e aumentando ritardi e insolvenze, con conseguenze dirette sui fornitori e sulle aziende che operano nel settore. Un irrealistico completo abbandono dei motori a combustione interna sta rimodellando il settore e la stessa struttura competitiva europea, con un impatto significativo sul mercato.