Francia, Paul Krugman: “Troppo grande per essere salvata dalla BCE”

Paul Krugman avverte sulla crisi francese: troppo grande per essere salvata dalla BCE.

La Francia si trova al centro di un allarme economico, con il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman che ha espresso preoccupazioni crescenti. “La Francia è troppo grande per essere salvata dalla BCE”, ha scritto il Nobel, sottolineando una situazione di insostenibilità fiscale. Il deficit crescente e il peggioramento del rapporto debito-PIL rendono la situazione francese sempre più critica. Intanto, i rendimenti dei Titoli di Stato francesi, gli OAT, si sono ridotti oggi, venerdì 9 ottobre 2026, a 4,85%, dopo aver toccato la soglia del 5% nelle ultime sedute. La flessione di 4 punti base segna un momento di sollievo nel mercato secondario, ma non cancella le preoccupazioni per un possibile default.

La crisi francese e il rischio di default

Krugman ha sottolineato come la dipendenza della Francia dall’euro renda particolarmente fragile la sua credibilità agli occhi degli investitori. “La perdita di fiducia può trasformarsi in una crisi grave e destabilizzante”, ha affermato il Nobel, ricordando come nel periodo 2009-2012 si siano verificate crisi simili in Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. Secondo il premio Nobel, la BCE potrebbe fare poco per risollevare la situazione di Parigi, soprattutto se la Francia non dovesse adottare misure di austerità.

La Francia ha superato il confine tra ciò che è troppo grande per fallire e ciò che è troppo grande per essere salvato. Questo, in quanto un eventuale salvataggio finanziario della Francia, secondo il Premio Nobel, sarebbe “estremamente costoso” per la BCE, in una situazione in cui la Francia, tra l’altro, continuerà a non fare i compiti richiesti dall’Unione europea allontanandosi sempre di più, ha predetto Paul Krugman, “dalla disciplina fiscale”.

La situazione dei rendimenti e lo spread

La crisi degli OAT si è intensificata negli ultimi mesi, con i rendimenti a 10 anni che hanno registrato un aumento di 52 punti base nell’ultimo mese e di 134 punti base nell’ultimo anno. Oggi, il rendimento si attesta a 4,85%, ma lo spread con i Bund tedeschi, che si attesta a 137 punti base, rimane elevato. Questo indica una maggiore insicurezza nei confronti del debito francese, che potrebbe portare a costi di rifinanziamento sempre più elevati.

La situazione non è solo un problema di debito, ma anche di politica economica. Krugman ha sottolineato come la Francia non stia rispettando le regole della disciplina fiscale, allontanandosi sempre di più dall’obiettivo di equilibrio. “La Francia è diventata un Paese troppo grande per essere salvato”, ha concluso il Nobel, mettendo in guardia contro un possibile scenario di crisi che potrebbe coinvolgere l’intera Unione europea. La BCE potrebbe fare poco per risollevare le sorti di Parigi, soprattutto se la Francia non dovesse adottare misure di austerità. Il che significa, in sostanza, che è possibile che “la Francia abbia superato il confine tra ciò che è troppo grande per fallire (too big to fail) e ciò che è troppo grande per essere salvato (too big to save)”.

La crisi francese potrebbe avere conseguenze profonde per l’area euro, soprattutto se la BCE non riuscisse a intervenire in modo efficace. Krugman ha ricordato come la salvaguardia dell’area euro nel passato sia stata possibile grazie alle rassicurazioni di Mario Draghi e all’impegno dei Paesi in difficoltà a ridurre la spesa. Tuttavia, la Francia non sembra disposta a seguire lo stesso percorso. La situazione rimane delicata, e le prossime mosse del governo francese e della BCE saranno cruciali per evitare un ulteriore peggioramento. Mentre i mercati mostrano un momento di sollievo, le preoccupazioni per un possibile default continuano a crescere, con il rischio di un impatto significativo sulle economie dell’Unione europea.