Frank Horvat, un viaggio di fotografia e bellezza
Una mostra antologica a Roma celebra i settanta anni di carriera di Frank Horvat, fotografo di origine croato-ungherese.
Frank Horvat, fotografo di origine croato-ungherese, ha visto il suo lavoro celebrato in una mostra antologica alle Terme di Caracalla di Roma, in occasione dei settanta anni di carriera. L’esposizione, curata da Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin dello Studio Frank Horvat, insieme al critico Nunzio Giustozzi, presenta una selezione di opere che raccontano un’idea di fotografia compatta e ricca di significato. La mostra, intitolata “Frank Horvat (Roma, Terme di Caracalla, 11 settembre 2026 – 10 gennaio 2027)”, si svolge in uno spazio suggestivo, dove grandi pannelli d’impatto scenografico restituiscono un disegno sentimentalmente organico e complesso.
Un viaggio interiore e un racconto della bellezza
Frank Horvat ha dedicato gran parte della sua carriera alla fotografia di moda, ma il viaggio e il reportage restano intensamente parte del suo vedere artistico. Dopo un primo reportage in Asia, durato due anni nei primi anni Cinquanta, Horvat ha iniziato a farsi conoscere nel mondo della fotografia. Merito anche dell’incontro con Henry Cartier-Bresson, che lo considerò sempre come il suo principale maestro e assoluto riferimento. Dal 1957, Horvat ha collaborato con riviste internazionali di moda, tra cui Vogue, Elle e Harper’s Bazaar a New York.
La bellezza di questa serie, a differenza degli scatti dedicati alle copertine delle riviste di moda, sta nella non-ricerca della rassicurazione, e nel coglierne e inseguirne la differenza, il segno distintivo di una bellezza che è tale perché sempre imprevedibile e spontanea. «Esistono volti femminili da cui, mio malgrado, non riesco a distogliere lo sguardo e sui quali indugio più a lungo di quanto consentirebbe la buona educazione», ha dichiarato Horvat. Questo sentimento d’urgenza gli permette di riconoscere in quei volti una parte di sé tenuta nascosta o forse più ancora lasciata a lungo in disparte.
Un’idea di fotografia che va oltre l’immagine
«Il ritratto è sempre stato l’alfa e l’omega della fotografia. Eppure mi ci sono voluti cinquant’anni per andare oltre l’alfa», ha affermato Horvat. Da giovane, si sentiva intimidito dalla persona che si metteva davanti al suo obiettivo e gli chiedeva «Cosa devo fare?». Questo atteggiamento ha influenzato il suo modo di lavorare, che si basa su una ricerca ambiziosa e continua, da ritratti solo con luce naturale fino all’uso del digitale e delle sue infinite potenzialità.
La fotografia per Horvat è un mezzo per esprimere la verità personale e spirituale del fotografo. Horvat si pone da questo punto di vista agli antipodi con Mario Dondero, che invece inseguì l’altro, il suo racconto e che molto credette nel ruolo politico e sociale della fotografia. Per Horvat, la fotografia è un mezzo per esprimere la verità personale e spirituale del fotografo. «Non credeva più, forse non ha mai creduto, al ruolo sociale e documentario della fotografia», ha scritto Ferdinando Scianna nel catalogo Electa che accompagna l’esposizione.
La mostra alle Terme di Caracalla sembra offrire il giudizio della storia, ma anche e soprattutto il passo dell’epica: la bellezza come forma di canto e dichiarazione d’amore, il viaggio come avventura e scoperta continua. Le fotografie, accolte dallo spazio antico, restituiscono così la medesima forza e capacità di resistere al tempo, proprio mentre il tempo stesso avanza senza requie alcuna fino a consumare ogni quotidiana energia che chiude ogni speranza all’avvicendarsi del tramonto.
