Gennaro Rea: «Parolisi potrebbe uscire tra due anni, non è più mio figlio»

Gennaro Rea denuncia sistema giudiziario: Parolisi potrebbe uscire tra due anni, non è più figlio

Gennaro Rea: «Parolisi potrebbe uscire tra due anni, non è più mio figlio»
Gennaro Rea: «Parolisi potrebbe uscire tra due anni, non è più mio figlio»

Gennaro Rea, padre di Melania Rea, ha espresso una profonda rabbia e disperazione nei confronti del sistema giudiziario e della legge che ha portato alla condanna definitiva di Salvatore Parolisi a 20 anni di carcere. Secondo quanto riferito, il padre della vittima non riesce a comprendere come un uomo che ha ucciso sua figlia con 35 coltellate possa essere liberato tra due anni. Per Rea, Parolisi non è più un figlio, ma un estraneo che gli deve un milione di euro. La sua rabbia nasce da un senso di impotenza e da un dolore che non si è ancora placato.

Un sistema giudiziario che non punisce

Gennaro Rea ha espresso la sua frustrazione per il sistema giudiziario, che a suo dire non tutela le vittime né punisce realmente i colpevoli. «Tutti i giorni leggo di donne uccise da uomini e penso che succeda perché non c’è certezza della pena», ha detto. Il padre di Melania punta il dito contro i benefici carcerari concessi a chi commette crimini efferati, sottolineando che «quale buona condotta? Chi uccide con 35 coltellate dovrebbe restare in galera a vita». La sua critica si rivolge a un sistema che, a suo avviso, non tiene conto della gravità dei reati.

La legge non punisce la crudeltà

Rea ha anche criticato la legge, che non considera la crudeltà come aggravante, anche se il numero di coltellate è elevato. «Per la legge la crudeltà non è data dal numero di coltellate», ha sottolineato. Secondo lui, le donne costrette a farsi giustizia da sole, allora perché non armarle? La condanna di Parolisi a 20 anni di carcere è stata ottenuta grazie a un sconto derivato dalla mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà, come nel caso di Filippo Turetta.

Un sistema che non cambia

Gennaro Rea non riesce ad accettare la decisione dei magistrati che hanno condannato Parolisi. «Se potessi incontrare i magistrati che presero quella decisione direi loro che dovrebbero perdere una figlia per capire», ha detto. La giustificazione dell’«omicidio d’impeto» per Rea è un insulto alla memoria di Melania. «Cos’altro doveva subire mia figlia oltre a 35 coltellate?», ha chiesto, esprimendo una profonda disperazione.

La morte di Melania, per Rea, non è servita a nulla. «La cosa che mi manda in bestia è pensare che in 14 anni non sia cambiato nulla», ha concluso. Il padre di Melania continua a denunciare un sistema giudiziario che, a suo dire, non protegge le vittime né punisce i colpevoli. La sua rabbia è un segno di una ferita profonda, che non si è ancora rimarginata.