Banda criminale in Puglia disattiva telecamere e espone “marmotte”: il territorio si trova in una situazione di tensione

Banda criminale in Puglia disattiva telecamere e espone “marmotte”: il territorio si trova in una situazione di tensione

Una banda criminale operante nel triangolo della Puglia ha disattivato quaranta telecamere in una notte, utilizzando esplosivi per sabotare la videosorveglianza e preparare nuovi colpi. L’episodio, che ha visto l’esplosione di un’ordigno artigianale noto come “marmotta”, ha suscitato preoccupazioni tra le forze dell’ordine e i cittadini. L’azione si colloca all’interno di un contesto di crescente criminalità, con episodi di assalti a bancomat e caselli autostradali che si susseguono lungo l’asse tra Cerignola, i Cinque Reali Siti e Andria.

Operazioni di sabotaggio e preparazione di nuovi colpi

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre, una banda di almeno quattro persone ha disattivato quaranta telecamere in tre ore, concentrando l’azione sui comuni di Ordona, Stornarella, Stornara, Carapelle e Orta Nova. Le telecamere, molte delle quali installate con fondi pubblici, sono state resi inutilizzabili attraverso esplosioni e sabotaggi. In alcuni casi, le telecamere hanno ripreso i criminali poco prima di essere spente, creando una sorta di beffa tecnologica. Gli investigatori sospettano che l’operazione possa essere parte di una strategia per preparare nuovi colpi, ma non è ancora chiaro se si tratti dello stesso gruppo responsabile degli assalti a bancomat e casse automatiche.

Un caso tragico a Andria: esplosione e morte

Il 3 settembre, a Andria, una villetta sulla provinciale 155 è diventata teatro di un’esplosione devastante. All’interno sono stati trovati due corpi: uno è identificato come Giandomenico Palmieri, 41 anni, residente a Stornara e nato a Cerignola. L’altro uomo, di origini rumene, è residente ad Andria. Secondo la ricostruzione investigativa, i due stavano maneggiando materiale esplosivo destinato alla preparazione di una “marmotta”. A pochi metri dai corpi è stata trovata una Ford Kuga risultata rubata. Palmieri era già noto per essere stato coinvolto nell’operazione “Juliet”, un’inchiesta sugli assalti agli sportelli automatici, e il suo percorso giudiziario era arrivato fino alla Cassazione. Ora il suo nome riemerge in modo tragico, non davanti a un giudice, ma tra le macerie di una villetta. Nonostante l’esplosione, gli investigatori non hanno ancora stabilito chi abbia portato l’esplosivo, da dove provenga, chi altro fosse coinvolto e quale fosse il prossimo obiettivo. La morte di Andria potrebbe rappresentare il punto finale di una storia, oppure soltanto un incidente dentro una storia criminale molto più grande.

Un territorio in cortocircuito: la normalizzazione della criminalità

A Stornara, a poche centinaia di metri dal cuore del paese, è stato costruito un piccolo altare. Su di esso sono stati posizionati ceri, palloncini e un banner legato tra un albero e un palo dell’illuminazione pubblica. Sul lenzuolo si legge: “Mentre a te quella notte venivano donate un paio d’ali. A noi è rimasto il peso dell’assenza”. E poi: “Barone vive”. L’altare rappresenta il dolore privato che si prende uno spazio pubblico, ma racconta anche un’altra cosa: il cortocircuito di un territorio nel quale la cronaca criminale rischia di diventare normalità, mentre le istituzioni sembrano arrivare sempre dopo.

Non è corretto mettere sullo stesso piano tutti gli episodi, né affermare che dietro ogni assalto ci sia una sola organizzazione. Le indagini devono stabilire collegamenti, ruoli e responsabilità. Ma il filo geografico è lì: Cerignola, i Reali Siti e Andria. E insieme al filo geografico c’è quello operativo: colpire il denaro, neutralizzare i sistemi di controllo, sfruttare campagne e vie di fuga. È una criminalità che non ha bisogno di dichiararsi mafiosa per esercitare, almeno in alcuni territori, una pressione che ricorda quella di chi pretende di decidere dove si può guardare e dove no.

La domanda allora non è soltanto quanti bancomat siano saltati in aria o quanti soldi siano stati rubati. La domanda è cosa succede quando una banda può permettersi di spegnere quaranta telecamere in una notte. Quando un casello autostradale deve rinunciare temporaneamente ai contanti. Quando una “marmotta” esplode nelle mani di chi la sta preparando. E quando, dopo tutto questo, in una piazza compare un altarino con fiori e ceri, mentre il paese continua a fare quello che fanno i paesi: aprire i bar, accompagnare i bambini a scuola, andare al lavoro, salutarsi per strada. Come se nulla fosse.