Giulia Cecchettin, la sua storia diventa un film. Il padre Gino: «Dire “sei mia” è già una forma di possesso»
Un film ispirato alla vita di Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio, arriverà in sala il 5 novembre 2026. Il padre Gino: il linguaggio crea la realtà.

Il 5 novembre 2026, il film Se domani non torno arriverà nelle sale italiane, portando in scena la storia di Giulia Cecchettin, una giovane donna vittima di femminicidio. La pellicola, diretta da Paola Randi e ispirata al libro Cara Giulia scritto da Gino Cecchettin, padre della ragazza, cerca di raccontare una tragedia senza trasformare il dolore in spettacolo. Il tema è profondo: come si racconta una storia dolorosa senza ridurre la persona a un simbolo, e come il cinema possa contribuire a un cambiamento culturale.
Un racconto che non si ferma al dolore
Il film non si concentra solo sulla tragedia, ma sull’impatto che ha avuto sulla famiglia di Giulia. Gino Cecchettin, interpretato da Filippo Timi, è un padre che ha trasformato il suo dolore in impegno pubblico. La storia mostra una famiglia nella quale molti spettatori potrebbero riconoscere qualcosa della propria. Giulia non viene ricordata solo per ciò che è accaduto, ma per la vita che avrebbe potuto continuare. Questo è un elemento chiave: non ridurre una vittima a un caso di cronaca, ma restituire dignità a una persona con un futuro sottratto.
Il cinema possiede una forza straordinaria: rende visibili le esperienze, permette di avvicinarsi a realtà lontane dalla propria e può suscitare domande che una notizia letta distrattamente non riesce ad aprire. Ma proprio questa capacità comporta un rischio. Il dolore non dovrebbe diventare un prodotto da consumare, né la commozione trasformarsi nell’unico risultato atteso.
La differenza sta nello sguardo.
Il linguaggio crea la realtà
Nell’intervista esclusiva a Domanipress, Gino Cecchettin ha sottolineato come le parole che usiamo per descrivere l’amore possano influenzare la realtà. «Dire “sei mia” non è romantico, è già una forma di possesso», ha detto. Questa frase, semplice ma potente, mette in luce un aspetto cruciale: il modo in cui parliamo delle relazioni può contribuire a modelli culturali che alimentano la violenza.
Il film, quindi, non è solo un racconto di dolore, ma un invito a interrogarsi sulle proprie convinzioni e comportamenti. Il cinema, come la musica, può contribuire a costruire un immaginario diverso delle relazioni. Ma per questo serve una responsabilità collettiva. Gino Cecchettin ha sottolineato l’importanza di raggiungere i ragazzi attraverso la scuola e i loro linguaggi quotidiani. «La musica può educare o diseducare», ha osservato, invitando a promuovere consapevolezza anziché limitarsi alla censura.
Questo è il valore potenziale di Se domani non torno.
Il film, presentato il 23 ottobre 2026 alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella città, arriverà in sala pochi giorni prima del terzo anniversario della morte di Giulia. Sarà un’occasione per tornare a parlare di violenza di genere, ma anche per misurare la distanza tra l’indignazione pubblica e i cambiamenti concreti. La domanda più importante non è se il cinema riuscirà a farci piangere, ma se, una volta usciti dalla sala, saremo disposti a riconoscere e contrastare quei comportamenti che troppo spesso vengono sottovalutati prima che sia troppo tardi.
