Giuseppe Conte evita l’audizione, ma il tempo si esaurisce: la commissione non lo ascolterà

Giuseppe Conte non si dimette e rischia di saltare l’audizione sulla gestione pandemica.

Giuseppe Conte non si dimette e rischia di saltare l'audizione sulla gestione pandemica
Giuseppe Conte non si dimette e rischia di saltare l’audizione sulla gestione pandemica

A soli tre giorni dall’audizione fissata per martedì 4 agosto davanti alla commissione d’inchiesta sul Covid, Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, non si è ancora dimesso dall’organo parlamentare di cui è membro. Senza questa mossa, l’audizione potrebbe saltare, con conseguenze direttamente imputabili al testimone stesso. Nonostante la sua disponibilità dichiarata a lungo, il leader del M5s si trova in una situazione delicata, con il tempo che si esaurisce e le regole tecniche della commissione che non si fermano.

La strategia del rinvio non è nuova, ma stavolta il tempo stringe

La strategia di ritardo di Conte non è nuova in politica, ma in questo caso il tempo si è rivelato un fattore cruciale. Dopo mesi di dibattiti e dichiarazioni, il leader pentastellato si trova in una posizione di immobilismo procedurale. La sua posizione, sebbene fondata su una certa retorica, si scontra con le regole tecniche della commissione, che richiedono la dimissione formale per permettere l’audizione. Il tempo della retorica, però, è scaduto.

Il presidente della commissione, il senatore Marco Lisei (Fdi), aveva chiarito a Conte nel 2024 le regole del gioco: per testimoniare bastava dimettersi temporaneamente, farsi ascoltare e poi rientrare il giorno dopo. La procedura, in pratica, è semplice. Il caso del viceministro Galeazzo Bignami (Fdi), che si è dimesso, ha testimoniato e è tornato in commissione in 48 ore, ha dimostrato che la pratica è fattibile. Conte, però, non ha seguito l’esempio.

La fuga da un esame parlamentare si traduce in immobilismo

La fuga di Conte dall’esame parlamentare, che in America è diventata una strategia di sopravvivenza, in Italia si traduce in un immobilismo procedurale. Non serve invocare il Quinto emendamento se, per un cavillo burocratico autoindotto, non ci si mette nemmeno nelle condizioni di sedersi sul banco dei testimoni. Non è facile parlare in una veste e la volta successiva comparire in un’altra. La sua posizione, sebbene ripetuta a ritmo di mantra, si scontra con la realtà. La sua strategia, sebbene fondata su una certa retorica, si scontra con le regole tecniche della commissione. Il tempo stringe e la sua posizione non è più sostenibile. La sua mancanza di dimissioni formali potrebbe portare a un esito negativo per l’audizione, con conseguenze direttamente imputabili al testimone stesso.

I temi su cui la Commissione attende le risposte di Conte riguardano la gestione pandemica e i nodi emersi dalle ultime audizioni: il caso di Luca Di Donna, l’avvocato ex collega dello stesso studio di Conte, nel mirino per le costose consulenze sulle forniture di emergenza; la maxi-commessa da 1,2 miliardi per l’acquisto di mascherine; e il colloquio segreto con l’ex commissario straordinario Domenico Arcuri. I due si sono incontrati lo scorso 18 giugno nell’abitazione di quest’ultimo, poco prima che Arcuri tenesse la sua testimonianza-monologo, finita sui giornali ancor prima che l’ex commissario la leggesse in aula. La sua posizione, sebbene fondata su una certa retorica, si scontra con le regole tecniche della commissione. Il tempo stringe e la sua posizione non è più sostenibile. La sua mancanza di dimissioni formali potrebbe portare a un esito negativo per l’audizione.