Domenico Arcuri in audizione: due gaffe e una smentita dell’Agenzia delle Dogane

Arcuri in audizione: due gaffe e una smentita dell’Agenzia delle Dogane

Domenico Arcuri legge in aula una relazione di 314 pagine durante l'audizione sulla gestione pandemica, mentre l’Agenzia delle Dogane smentisce le sue dichiarazioni
Domenico Arcuri legge in aula una relazione di 314 pagine durante l’audizione sulla gestione pandemica, mentre l’Agenzia delle Dogane smentisce le sue dichiarazioni

Due gaffe e una smentita in aula

Durante l’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, Domenico Arcuri, ex commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, ha commesso due gaffe che hanno suscitato reazioni forti. La prima riguarda un riferimento a una circolare dell’Agenzia delle Dogane, emessa l’8 luglio 2026 e poi ritirata, che Arcuri ha interpretato in modo non corretto. La seconda è legata alla sua ricostruzione della maxi commessa per 800 milioni di mascherine cinesi, che ha contrastato con segnalazioni interne dell’Agenzia delle Dogane risalenti al 2020.

La circolare ritirata dell’Agenzia delle Dogane ha smentito le dichiarazioni di Arcuri, che ha lasciato intendere che la norma fosse applicabile anche a procedure pregresse, inclusa l’emergenza sanitaria da Sars-cov-2. L’Agenzia ha chiarito che la circolare non riguarda attività risalenti all’epidemia e che ogni prodotto con indicazioni illegittime non può essere svincolato dalla dogana.

Un documento che ha scatenato un incidente diplomatico

La relazione di 314 pagine presentata da Arcuri durante l’audizione ha suscitato polemiche. Il file, non ancora depositato in commissione, è circolato in rete in versione integrale, causando un incidente diplomatico. Il presidente della commissione, Marco Lisei, ha definito la situazione «grave», mentre i capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, hanno sottolineato la delicatezza dello strumento testimoniale e la sua rilevanza penale. La testimonianza di Arcuri ha suscitato reazioni forti da parte di Fdi, che ha chiesto un approfondimento da parte dei presidenti delle Camere. La circostanza, secondo i deputati, è aggravata dal fatto che il documento è stato creato da un soggetto già collaboratore di Arcuri e audito in Commissione d’inchiesta.

La ricostruzione di Arcuri e le segnalazioni interne

Durante l’audizione, Arcuri ha ricostruito la questione delle mascherine cinesi, sostenendo che non esisteva una «maxi commessa per 1,25 miliardi di euro». Ha ricordato che erano sei contratti e 28 aziende produttrici, quasi a sottolineare una diversificazione ampia. Tuttavia, le lettere di commessa e le fatture pro forma mostrano che gli accordi riguardavano solo il tipo e la quantità di dispositivi, senza dettagli sui fornitori. Le segnalazioni interne dell’Agenzia delle Dogane contrastano con la ricostruzione di Arcuri. Manuela Baron, funzionaria all’epoca a Malpensa, aveva segnalato la non validità della certificazione Ce e il blocco delle operazioni di sdoganamento. La Guardia di finanza ha confermato che per alcune spedizioni la marcatura Ce era risultata non valida.

La smentita dell’Agenzia delle Dogane e le conseguenze

L’Agenzia delle Dogane ha smentito le dichiarazioni di Arcuri, precisando che la circolare non riguarda attività risalenti all’epidemia e che ogni prodotto con indicazioni illegittime non può essere svincolato. La nota dell’Agenzia ha anche sottolineato che la circolare è stata ritirata e in fase di revisione. La situazione ha suscitato preoccupazione per la correttezza delle informazioni fornite, soprattutto in un contesto di inchiesta su un periodo delicato come la gestione della pandemia. L’incidente ha messo in luce la complessità delle procedure e la necessità di una gestione rigorosa delle informazioni in ambito pubblico.