La destra del “pre-crimine” e il rischio di un’Italia in Black Mirror
La destra italiana propone un modello di sicurezza basato su sorveglianza avanzata e profilazione, rischiando di trasformare il Paese in una società distopica.

La destra italiana sta cercando di ridefinire il concetto di sicurezza, spostando il focus da reati concreti a potenziali minacce, con conseguenze che potrebbero portare il Paese verso un modello di controllo simile a quello di Black Mirror. Il dibattito si concentra su una proposta di legge che punisce gruppi organizzati, ma rischia di ampliare il concetto di crimine fino a includere partecipazione politica e comportamenti sociali. La questione si pone in un contesto di crescente preoccupazione per la gestione della sicurezza, con l’uso di tecnologie avanzate e l’integrazione di dati personali.
La sorveglianza automatizzata e il rischio di distopia
La sorveglianza non smette di essere tale soltanto perché viene automatizzata. Al contrario, l’automazione consente di controllare più persone, più a lungo e con costi molto inferiori. Questo modello, però, non è solo una questione tecnologica: si tratta di una trasformazione radicale del rapporto tra Stato e cittadino. L’idea di un sistema in grado di prevedere e prevenire il crimine, basandosi su dati biometrici, tracciamenti e analisi algoritmiche, rischia di ridurre il cittadino a un insieme di informazioni, piuttosto che a un individuo con diritti e responsabilità.
La destra sta cercando di ridefinire il concetto di crimine, ampliando il campo di applicazione delle leggi.
La destra e il rischio di un modello autoritario
La destra, che ha sempre sostenuto la responsabilità individuale, sembra ora orientata verso un modello di controllo che punisce non solo i fatti, ma anche le relazioni, le frequenze e i comportamenti. Il rischio è quello di trasformare la politica in un campo di guerra, dove ogni azione, anche simbolica, può essere interpretata come un atto di resistenza o di dissenso. L’uso di strumenti come il riconoscimento facciale, il tracciamento dei consumi e l’integrazione dei dati sociali potrebbe portare a una società in cui la privacy è un concetto obsoleto.
Il modello proposto da alcuni esponenti della destra ricorda molto il sistema cinese, con l’idea di una sorveglianza totale e una gestione preventiva del dissenso. Tuttavia, nonostante venga presentato come una garanzia della privacy, il sistema rimane una forma di controllo, in cui le decisioni politiche vengono nascoste dietro l’algoritmo. La destra dovrebbe comprendere che la legge è un’arma a doppio taglio, mentre gli algoritmi non hanno neppure bisogno di dichiarare da quale parte stanno.
La gestione preventiva e il rischio di un controllo totale
Il decreto sicurezza, introdotto di recente, ha segnato un passo avanti verso una gestione preventiva dei comportamenti. Il fermo fino a dodici ore in occasione delle manifestazioni, la centralità attribuita a caschi, oggetti e precedenti, il passaggio dal giudice al prefetto e dalle pene alle sanzioni amministrative indicavano già una trasformazione precisa. Non si interveniva più soltanto sul reato, ma sulla possibilità che il conflitto assumesse forma. Non si puniva esclusivamente l’atto illecito: si allargava il perimetro degli elementi considerati sintomatici di una futura turbativa.
La destra sta cercando di controllare non solo i reati, ma anche i comportamenti sociali e le relazioni.
Questo modello di sicurezza, se non viene gestito con attenzione, potrebbe portare a una società in cui ogni cittadino è monitorato, classificato e prevenuto prima che abbia l’opportunità di agire. L’idea di un’Italia in cui la politica è ridotta a un campo di guerra, dove ogni azione può essere interpretata come un atto di resistenza, rischia di trasformare il Paese in una distopia simile a quelle descritte in Black Mirror. La destra dovrebbe comprendere che uno Stato forte non ha bisogno di sorvegliare tutto, ma di decidere, selezionare e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
