Hamas oggi: divisioni, indebolimento e un futuro incerto

Hamas, diviso e indebolito, cerca di ripristinare unità dopo due anni di guerra nella Striscia di Gaza.

Miliziani di Hamas e il loro controllo sulla Striscia di Gaza dopo due anni di conflitto
Miliziani di Hamas e il loro controllo sulla Striscia di Gaza dopo due anni di conflitto

Hamas, il gruppo politico e militare palestinese, oggi appare diviso, indebolito e in una fase di transizione. Dopo due anni di guerra nella Striscia di Gaza, la sua leadership è stata decimata, il sostegno tra la popolazione è ridotto e le sue capacità militari e di controllo del territorio sono in discussione. Nonostante ciò, il gruppo continua a esistere, con miliziani, armi e un certo controllo su parte della Striscia, pur con un futuro incerto.

Una leadership in crisi e una nuova guida

La leadership di Hamas ha subito un forte impatto durante la guerra, con la morte di leader chiave come Yahya Sinwar, ucciso da Israele nel 2024. Una decina di giorni fa, il gruppo ha eletto un nuovo capo, Khalil al Hayya, un ex vice di Sinwar e membro fondatore del gruppo dal 1987. Al Hayya, 65 anni, è sopravvissuto a diversi attacchi israeliani, tra cui un bombardamento a Doha nel 2025 che ha ucciso quattro dei suoi figli.

La scelta di Hayya ha confermato le profonde divisioni interne al gruppo.

Divisioni interne e tensioni con l’Iran

Al Hayya è visto come un candidato radicale e filoiraniano, in contrasto con Khaled Meshaal, considerato più politico e con legami diplomatici con Turchia e Qatar. L’elezione, avvenuta nel Consiglio della Shura generale, ha visto un solo voto di scarto, 36 a 35. Meshaal era visto come una figura potenziale per guidare Hamas verso il disarmo, ma la sua posizione non è più forte di quella di Hayya. Nonostante le tensioni interne, Hamas continua a trattare con mediatori egiziani, qatarioti e turchi per superare lo stallo negli accordi per il cessate il fuoco. L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un accordo per il disarmo ha suscitato interesse, ma le condizioni richieste da Hamas, tra cui il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, sono difficili da realizzare nel breve termine.

Un controllo fragile e una popolazione in difficoltà

Dieci mesi dopo la fine dei bombardamenti più intensi, la vita nella Striscia di Gaza è rimasta pressoché la stessa. La popolazione continua a dipendere da aiuti internazionali per il cibo e i beni di prima necessità, e molte famiglie vivono in tende per sfollati. Hamas, pur non essendo «distrutto», ha perso gran parte del suo controllo sociale, nonostante mantenga un ruolo di forza e repressione.

Secondo stime israeliane, il gruppo possiede ancora circa 20-25mila miliziani attivi, con un calo di circa 20mila combattenti uccisi. I corpi di élite, come le forze Nukhba, sono ridotti da 5.000 a 2.500 combattenti. Nonostante la riduzione, Hamas possiede centinaia di razzi e migliaia di armi, con una capacità di attacco limitata ma non inesistente. La guerra ha distrutto circa il 25% dei tunnel scavati dal gruppo, ma quelli utilizzati per attacchi militari sono stati ridotti. I tunnel rimanenti servono per gli spostamenti all’interno della Striscia. L’Iran, alleato di Hamas, ha fatto pressioni affinché il gruppo non accettasse l’accordo per il disarmo, ma senza successo.

  • Hamas ha eletto Khalil al Hayya come nuovo leader.
  • La leadership è divisa tra figure radicale e politica.
  • La popolazione continua a dipendere dagli aiuti internazionali.
  • Le condizioni per il disarmo sono difficili da soddisfare.

Nonostante le divisioni e l’indebolimento, Hamas rimane un gruppo di rilevanza strategica, con un ruolo politico e militare nella regione. Il futuro del gruppo, però, dipende da una serie di fattori esterni e interni che non sembrano indicare un immediato miglioramento della situazione. La Striscia di Gaza, in attesa di un futuro più stabile, continua a vivere in condizioni di estrema fragilità.