Insulti a studenti e docenti per la canzone “Bella ciao” in commemorazione dei deportati
Un 34enne arrestato ad Empoli per insulti a studenti e docenti dopo la commemorazione dei deportati.

Un 34enne è stato arrestato ad Empoli per aver insultato su Facebook studenti e docenti dopo che la scuola Vanghetti aveva suonato la canzone “Bella ciao” durante una commemorazione per i deportati della Vetreria Taddei. L’episodio, avvenuto a marzo 2026, ha scatenato una reazione forte da parte della scuola, dei genitori e dei docenti coinvolti, che hanno sporto querela per diffamazione aggravata. La testata giornalistica Clebs ha rimosso i commenti offensivi, considerandoli un abuso della libertà di espressione. Il dirigente della scuola, Marco Venturini, ha sottolineato l’importanza educativa della partecipazione alla commemorazione, sottolineando che la storia si vive e si ricorda attraverso azioni condivise.
La commemorazione e la scelta musicale
La cerimonia, tenutasi in presenza del sindaco Alessio Mantellassi e di altre autorità locali, ha visto gli studenti della Vanghetti esibirsi con una serie di brani in tema con l’evento, tra cui l’inno nazionale e “Bella ciao”. La scelta della canzone, che ha suscitato reazioni contrastanti, è stata giustificata come parte dell’educazione civica e della memoria storica. Tuttavia, alcuni commenti sui social hanno attaccato i ragazzi e i loro insegnanti, con frasi offensive e volgari. La testata Clebs ha rimosso tali commenti, affermando che non si può permettere che la libertà di espressione si trasformi in maleducazione.
La reazione della scuola e l’azione legale
Il dirigente Marco Venturini ha inviato una comunicazione a tutta la scuola per ribadire il valore educativo della partecipazione alla commemorazione. La storia e l’educazione civica non si insegnano solo sui libri, ma anche vivendo e ricordando ciò che è avvenuto. La scuola, insieme ai genitori e ai docenti coinvolti, ha sporto querela per diffamazione aggravata contro ignoti. L’avvocata Cora Vivaldi, che rappresenta la scuola, ha offerto il suo supporto pro bono. L’inchiesta è in corso e potrebbe portare a identificare e perseguire i responsabili degli insulti.
La reazione degli studenti, a marzo, era stata di rabbia e delusione, poiché la loro partecipazione era nata come attività didattica musicale in un contesto significativo. “Bella ciao” non è solo una canzone partigiana, ma una canzone di libertà, hanno spiegato i docenti. Se il procedimento legale dovesse portare a un risarcimento, la scuola utilizzerà i fondi per acquistare materiale musicale che sarà utilizzato dagli studenti dell’indirizzo musicale. La vicenda ha acceso un dibattito su come la memoria storica venga condivisa e preservata, e su come la libertà di espressione possa essere confusa con intolleranza. La scuola, attraverso l’educazione e la partecipazione attiva, cerca di trasmettere valori di civiltà, convivenza e rispetto, anche in contesti difficili come quelli legati alla storia e alla memoria.
