L’informazione in evoluzione: i direttori raccontano la rivoluzione digitale e il ruolo della Rai
I direttori di Affaritaliani, Rai e La Piazza analizzano il cambiamento dell’informazione e il ruolo della Rai nel digitale.

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A La Piazza, durante la nona edizione della kermesse organizzata da Affaritaliani, si è tenuta una tavola rotonda in cui i direttori di Affaritaliani, Rai e La Piazza hanno analizzato come sta cambiando l’informazione. L’evento, moderato da Lorenzo Goj, ha visto la partecipazione di Marco Scotti, Francesco Giorgino, Angelo Mellone e Gian Marco Chiocci. L’obiettivo era esaminare il ruolo della Rai nel digitale, la trasformazione del giornalismo e l’evoluzione del consumo dell’informazione.
La rivoluzione digitale e il ruolo della Rai
Marco Scotti ha aperto il dibattito ricordando come Affaritaliani sia stato il primo quotidiano interamente online, un passo avanti che ha segnato una piccola rivoluzione. «Il primo quotidiano interamente online è il nostro, ed è una piccola coccarda di cui ci pregiamo ogni giorno», ha detto. Trent’anni fa, il panorama editoriale era diverso: il giornale era cartaceo, si andava in edicola, c’era un rituale che coinvolgeva centinaia di migliaia di copie al giorno. Oggi, invece, la rivoluzione è arrivata con internet e i social media, che hanno trasformato il modo in cui si consuma l’informazione.
La Rai, come industria culturale, ha un ruolo centrale nel digitale.
Francesco Giorgino ha sottolineato come la Rai, con la sua storia di radio e televisione, sia diventata una delle principali industrie culturali del Paese. «Siamo la principale industria culturale del Paese», ha detto, aggiungendo che la trasformazione in una digital media company è un processo complesso ma necessario. «Dobbiamo preservare il nostro heritage, la nostra identità storica, e chi dice che non c’è più spazio per i mezzi tradizionali, vi dice una cosa che non è vera», ha sottolineato. La Rai, con i suoi linguaggi audiovisivi, continua a essere un punto di riferimento per le nuove generazioni.
Il pluralismo e la cultura territoriale
Angelo Mellone ha parlato del ruolo della Rai nel raccontare i territori, un tema che ha guadagnato importanza negli ultimi anni. «L’Italia non è solo le città, e men che mai solo le metropoli», ha detto, ricordando come i programmi dedicati ai borghi e alle tradizioni locali siano un’importante forma di cultura e inclusione. «Siamo l’unica azienda con un presidio televisivo costante su tutti i territori regionali e talvolta provinciali», ha aggiunto. L’obiettivo è creare un’identità nazionale che unisca le diverse tradizioni e culture.
La Rai non è solo un’azienda, ma un bene comune.
Mellone ha anche rivendicato una scelta recente, il lancio del canale «Italiana» per il 1° ottobre, che ha suscitato polemiche. «Siamo un Paese di provinciali», ha detto, spiegando che il canale cerca di unire cultura, intrattenimento e divulgazione per far conoscere l’Italia ai suoi stessi cittadini. «Non è solo un programma, è una missione culturale», ha concluso, sottolineando l’importanza di un’informazione che non si limiti alle metropoli.
Gian Marco Chiocci ha parlato del Tg1, che ha visto un grande successo sui social. «Il Tg1 è la Cassazione dell’informazione», ha detto, sottolineando l’importanza del giornalismo di qualità. «Siamo nati due anni fa sui social e oggi siamo primi in assoluto nelle classifiche: solo in questo primo semestre due miliardi di visualizzazioni, arriveremo a quattro miliardi a fine anno», ha spiegato. Il Tg1, con i suoi inviati e la sua attenzione maniacale alla diffusione delle notizie, è un esempio di come il giornalismo possa adattarsi ai nuovi tempi. La tavola rotonda ha messo in luce come l’informazione stia cambiando, ma anche come il ruolo della Rai e dei giornalisti rimanga cruciale. Dalla carta al digitale, il passaggio è stato difficile, ma la trasformazione è in atto e siamo solo all’inizio di una grande rivoluzione.
