Massimo Bossetti, la vita in carcere e la sua battaglia per la revisione del processo

Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, vive in carcere e continua a dichiararsi innocente.

Massimo Bossetti, la vita in carcere e la sua battaglia per la revisione del processo
Massimo Bossetti, la vita in carcere e la sua battaglia per la revisione del processo

Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, vive oggi in carcere a Bollate, alle porte di Milano. Dopo la condanna all’ergastolo confermata dalla Cassazione nel 2018, l’uomo ha iniziato un percorso lavorativo interno e partecipa a attività come concorsi culinari. Nonostante la condanna, Bossetti continua a dichiararsi innocente e a chiedere la revisione del processo, finora sempre respinta. La sua famiglia, composta da moglie Marita Comi e dai tre figli, rimane al suo fianco, nonostante il clamore mediatico. L’uomo torna a parlare in pubblico durante la puntata di Belve Crime, in cui racconta la sua versione del caso e la sua vita in carcere.

La sua vita in carcere e il lavoro

Dopo la condanna definitiva, Massimo Bossetti è detenuto nel carcere di Bollate, considerato uno degli istituti più avanzati in termini di rieducazione e reinserimento. Lavora in un’area industriale metalmeccanica legata al progetto 2121, occupandosi dello sviluppo di componenti in alluminio e lamiera per coibentazioni termoacustiche. Ha anche partecipato al concorso culinario Cuochi Dentro, ricevendo un riconoscimento per la ricetta “Portafoglio farcito full optional”. Ogni volta che cucina, pensa a tutto quello che ha perso, ma cerca di mantenere una connessione con il passato.

Nonostante le prove a carico, Bossetti non ha mai smesso di chiedere una revisione del processo. Secondo gli investigatori, Bossetti conosceva Yara Gambirasio solo di vista, avendola incrociata vicino alla palestra. Non c’è mai stato alcun legame diretto o relazionale tra i due. Tuttavia, il DNA maschile trovato sui leggings della ragazza ha portato all’identificazione del profilo genetico “Ignoto 1”, che è stato collegato al DNA di Bossetti attraverso una mappatura genealogica.

La sua versione e il dibattito pubblico

Nella puntata di Belve Crime, Bossetti torna a parlare davanti alle telecamere, accompagnato da altri ospiti legati a casi di cronaca nera italiana. L’intervista, condotta da Francesca Fagnani e preceduta dal racconto di Stefano Nazzi, è un’occasione per riaprire un dibattito su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. L’uomo, che a distanza di 11 anni dall’arresto continua a dichiararsi innocente, ha espresso la sua frustrazione: “Come sia finito il mio DNA sugli slip di Yara? Me lo chiedo anch’io”. La sua versione del caso, nonostante le prove a carico, rimane un punto di discussione.

La moglie Marita Comi non l’ha mai abbandonato, nonostante il clamore mediatico. I tre figli, ora adulti, vivono lontano dai riflettori, pur essendo parte della sua vita. La moglie ha espresso la sua emozione in un momento pubblico: “Io sono ancora ferma a quel giorno di giugno in cui lo arrestarono. Ero in cucina e piangevo”. La sua vicinanza e il sostegno continuo rappresentano un elemento di stabilità per Bossetti, anche se la sua battaglia per la revisione del processo non ha ancora trovato un esito.