L’intelligenza artificiale accelera la ricerca farmaceutica, ma il futuro non è ancora qui
L’intelligenza artificiale sta trasformando la ricerca farmaceutica, con un focus su Cina e innovazione. La velocità nella scoperta di farmaci aumenta, ma i tempi restano lunghi.

La ricerca farmaceutica sta vivendo una svolta epocale, guidata da un mix di intelligenza artificiale e innovazione cinese. Secondo Alex Zhavoronkov, fondatore di Insilico Medicine, il tempo necessario per individuare un candidato farmaco si è ridotto da quattro anni e mezzo a circa un anno, in alcuni casi addirittura a nove mesi. Questo cambiamento non è solo un progresso tecnologico, ma una rivoluzione nel modo in cui si sviluppano i farmaci, con un impatto diretto sulla salute dei pazienti.
La ricerca farmaceutica si trasforma
La tradizionale ricerca di un farmaco è un processo lungo e costoso, che richiede anni di sperimentazione e investimenti elevati. Il tasso di fallimento è altissimo: la maggior parte delle molecole promettenti si rivela inutilizzabile o tossica prima di arrivare a un essere umano. Questa fase, detta discovery, è il collo di bottiglia dell’intera industria farmaceutica. L’intelligenza artificiale, però, sta cambiando questa situazione, riducendo i tempi e i costi grazie a un modello che combina reti neurali generative, automazione robotica e un flusso continuo di dati biologici.
Un farmaco per respirare meglio, nato da un algoritmo
Un esempio concreto di questa trasformazione è Rentosertib, un farmaco sperimentale per la fibrosi polmonare idiopatica. Questa malattia, che agisce lentamente e spesso in modo silenzioso, è una delle più difficili da trattare. Rentosertib, sviluppato con l’aiuto di algoritmi, è arrivato agli studi clinici di fase intermedia in un tempo record, dimostrando che l’intelligenza artificiale non è solo un’ipotesi teorica, ma un’innovazione in grado di portare risultati tangibili.
Insilico Medicine, azienda quotata a Hong Kong, ha generato in sei anni 31 candidati farmaci, un numero che nella farmaceutica tradizionale richiederebbe risorse e tempi molto più ampi. L’azienda ha stretto collaborazioni con colossi come Eli Lilly e Takeda, e a marzo ha ampliato la partnership con Eli Lilly attraverso un accordo che potrebbe raggiungere i 2,75 miliardi di dollari, uno dei più rilevanti mai siglati nel campo della scoperta di farmaci basata sull’intelligenza artificiale.
La Cina diventa laboratorio di innovazione
Il ruolo della Cina nella ricerca farmaceutica sta cambiando. Per decenni, il Paese è stato visto come produttore di generici, ma oggi si sta posizionando come leader nella scoperta scientifica. Secondo Zhavoronkov, il vantaggio competitivo cinese nasce da infrastrutture di ricerca avanzate, costi operativi più contenuti, un ampio bacino di ricercatori altamente qualificati e una rete di laboratori automatizzati in grado di trasformare rapidamente le simulazioni in esperimenti fisici reali. Questo modello, che chiude il cerchio tra simulazione digitale e provetta, rende il sistema cinese particolarmente competitivo. L’intelligenza artificiale, in altre parole, non salta le tappe, ma le rende più efficienti a monte, restringendo il campo delle possibilità prima che inizi la sperimentazione reale. Gli scienziati, quindi, hanno il compito di verificare che le promesse dell’algoritmo reggano il confronto con la realtà biologica.
Nonostante i progressi, la strada è ancora lunga. L’accelerazione riguarda soprattutto la fase iniziale della scoperta, ma i test preclinici, le sperimentazioni sull’uomo e le verifiche di sicurezza restano un processo lungo, costoso e non comprimibile. Ogni mese risparmiato nella scoperta di un farmaco è un mese di attesa in meno per un paziente che oggi non ha cura. Se le promesse di questa nuova generazione di laboratori guidati dai dati saranno confermate nei prossimi anni, la trasformazione più profonda portata dall’intelligenza artificiale non arriverà dai chatbot, ma da luoghi molto meno visibili: laboratori dove algoritmi e biologi lavorano fianco a fianco, in Cina come altrove, per restituire agli esseri umani la possibilità di guarire prima.
