L’Italia propone un modello di rimpatri per Ceuta: il piano finanziato da Bruxelles

L’Italia presenta un piano per gestire la crisi migratoria a Ceuta, basato su un modello simile a quello con l’Albania, finanziato dall’Unione europea.

L'Italia propone un piano per gestire la crisi migratoria a Ceuta, con hub di rimpatri in Paesi africani, finanziati dall'Unione europea
L’Italia propone un piano per gestire la crisi migratoria a Ceuta, con hub di rimpatri in Paesi africani, finanziati dall’Unione europea

L’Italia ha presentato al vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea una proposta per gestire la crisi migratoria nell’enclave spagnola di Ceuta. L’obiettivo è creare una rete di centri destinati al rimpatrio dei migranti irregolari, ispirata al modello con l’Albania, ma con una differenza sostanziale: le strutture saranno finanziate dall’Unione europea e localizzate prevalentemente in Paesi africani. La proposta, illustrata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, mira a rafforzare la cooperazione tra Bruxelles e i Paesi terzi per gestire i flussi migratori.

Un piano per il controllo dei rimpatri

L’ipotesi allo studio prevede il coinvolgimento di una serie di Stati terzi, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Uzbekistan, Armenia e Montenegro, dove potrebbero essere realizzati gli hub destinati ai rimpatri. L’obiettivo è creare una rete più efficiente per il ritorno dei migranti irregolari, riducendo il carico su Ceuta e migliorando la gestione dei flussi. L’Italia chiede inoltre di applicare in modo rigoroso il nuovo sistema Gsp+, che dal 1° gennaio 2027 collega i benefici commerciali concessi ai Paesi in via di sviluppo alla loro effettiva collaborazione nel riaccogliere i cittadini presenti irregolarmente nell’Unione europea.

Un sistema di cooperazione più stringente

Il sistema Gsp+ (SPG+) è un regime speciale dell’Unione europea che azzera i dazi doganali sulle esportazioni verso il mercato UE per i Paesi in via di sviluppo più vulnerabili. In cambio, gli Stati beneficiari devono rispettare standard internazionali su diritti umani, lavoro, tutela ambientale e buon governo. L’Italia vuole estendere questa collaborazione a Paesi terzi, con l’obiettivo di creare una rete di centri di rimpatri più efficiente e controllata. Il piano, inviato anche al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidenza di turno del Consiglio UE, chiede un maggiore coinvolgimento di Frontex e una verifica dell’efficacia della cooperazione tra Bruxelles e il Marocco nella gestione dei flussi migratori.

La crisi a Ceuta, scaturita dopo una sentenza della Corte suprema spagnola che ha dichiarato illegittimi i cosiddetti “respingimenti a caldo” dei migranti intercettati in mare prima di poter chiedere protezione internazionale, ha spinto l’Italia a presentare questa proposta. Secondo le autorità spagnole, oltre 73mila persone sono già state riportate oltre confine, con un bilancio di 72 migranti accertati come vittime in mare. Il governo di Madrid ha puntato il dito contro le reti di trafficanti e ha ringraziato il governo del Marocco per la collaborazione.

La proposta italiana, nata da un confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen, ha ottenuto il sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’iniziativa, che mira a rafforzare la cooperazione tra l’Unione europea e i Paesi terzi, rappresenta un passo importante per gestire la complessa situazione migratoria nell’enclave spagnola. L’Italia, attraverso il piano, cerca di trovare una soluzione concreta e sostenibile per il rimpatrio dei migranti, con un approccio più strutturato e finanziato da Bruxelles.

Il piano prevede la realizzazione di hub in Paesi africani per il rimpatrio dei migranti, con l’obiettivo di ridurre il carico su Ceuta. L’Italia, attraverso questa iniziativa, cerca di rispondere alle pressioni internazionali e a quelle interne, con un approccio più rigoroso e coordinato. La proposta, se approvata, potrebbe rappresentare un modello per la gestione dei flussi migratori in altre regioni dell’Unione europea.