Emergenza idrica in Sicilia: ANAFePC lancia piano per salvaguardare l’isola con modello Pugliese

ANAFePC propone piano per risolvere crisi idrica in Sicilia con modello Pugliese e investimenti di 120 milioni di euro.

Sicilia in emergenza idrica, ANAFePC propone piano per salvaguardare l'isola con modello Pugliese e investimenti
Sicilia in emergenza idrica, ANAFePC propone piano per salvaguardare l’isola con modello Pugliese e investimenti

L’emergenza idrica in Sicilia si fa sempre più preoccupante, con un’azione civica che ha portato alla presentazione di un piano d’azione concreto da parte dell’ANAFePC. L’organizzazione ha inviato ufficialmente alla Presidenza della Regione Siciliana e ai vertici dell’Assemblea Regionale una proposta basata sul modello dell’Acquedotto Pugliese SpA, riconosciuta a livello europeo. L’iniziativa, nata da un’azione civica iniziata a febbraio e culminata a luglio con l’invio di un esposto a nove Procure della Repubblica e tre Ministeri, rappresenta un tentativo di risolvere una crisi che ha messo in ginocchio famiglie, imprese e agricoltura.

Modello Pugliese per una gestione efficiente

Il piano proposto dall’ANAFePC si basa sull’esperienza della Puglia, una regione storicamente arida che ha superato le proprie criticità affidando la rete a un’unica società a responsabilità pubblica. Questo modello azzera il profitto privato, poiché ogni utile viene reinvestito nelle infrastrutture, garantendo la velocità operativa tipica dell’azienda privata e superando la frammentazione dei piccoli comuni e i contenziosi dei modelli misti. La Sicilia possiede tutte le risorse e le competenze per rialzarsi, occorre solo la volontà politica di applicare un modello che ha già dimostrato di funzionare.

Investimenti per la digitalizzazione delle reti

Il piano prevede un investimento di 120 milioni di euro per la digitalizzazione di tutti i 24.000 chilometri di condotte dell’isola tramite sensori acustici capaci di individuare le perdite prima delle rotture. Si tratta di un’opera indispensabile per abbattere il 51,6% di dispersione media registrato dall’ISTAT, che vede oltre la metà dell’acqua immessa perdersi nel sottosuolo. Inoltre, sono previsti 37 milioni di euro per il dragaggio d’urgenza dei sedimenti di fango negli invasi, misura che permetterebbe di recuperare subito 80 milioni di metri cubi di capacità di svaso.

La strategia prosegue con uno stanziamento di 90 milioni di euro destinati alla riconversione stabile dei poli di dissalazione costieri di Gela, Porto Empedocle e Trapani, attraverso la connessione degli impianti a parchi fotovoltaici dedicati, abbattendo drasticamente i costi energetici. L’obiettivo è creare un sistema di gestione dell’acqua più efficiente, sostenibile e accessibile a tutti i cittadini.

Un piano concreto e immediato

Per sbloccare i finanziamenti europei e del PNRR, la proposta prevede l’istituzione di una task force regionale composta da 100 ingegneri idraulici, pronti a subentrare ai comuni inefficienti nella progettazione esecutiva. L’ANAFePC ha anche allegato ai documenti una bozza di ordinanza presidenziale d’urgenza per convertire immediatamente le linee guida in atti amministrativi vincolanti. Non c’è più tempo per i rinvii: servono atti immediati e vincolanti. Il Presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio, ha dichiarato che “di fronte a un’emergenza che sta mettendo in ginocchio famiglie, imprese e agricoltura, la politica ha il dovere di cedere il passo a soluzioni tecniche oggettive e già ampiamente collaudate”. L’obiettivo è offrire uno strumento concreto guidato da un unico obiettivo: l’interesse pubblico e la salvaguardia del bene comune.