Minori imputabili da 14 anni, Meloni: chi sbaglia risponde delle proprie azioni
Il governo approva la riforma sull’imputabilità minorile. Da 14 anni scatta la presunzione di colpevolezza. Spetta ai ragazzi provare la non capacità. Norme severe contro armi e danneggiamenti.

Il governo italiano ha approvato una riforma radicale del sistema di imputabilità dei minori. Da oggi, i giovani dai 14 anni in su che commettono reati dovranno rispondere delle loro azioni secondo una logica completamente capovolta rispetto al diritto penale vigente da decenni. È il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a annunciare il nuovo corso in un video diffuso sui social network subito dopo l’approvazione del disegno di legge in Consiglio dei ministri.
La presunzione di colpevolezza per i minorenni
La bozza di riforma sottoposta all’esame del Consiglio dei ministri inverte completamente l’onere della prova nelle procedure a carico di minorenni imputati. Ora tocca al ragazzo dimostrare di non essere capace di intendere e di volere, anziché spettare all’accusa provare la sua consapevolezza dell’atto commesso. In altre parole, il minore dai 14 anni è presunto in grado di capire ciò che ha fatto, e la responsabilità di provare il contrario ricade su chi lo difende.
Questo rovesciamento rappresenta una discontinuità profonda rispetto alle garanzie tradizionali del diritto penale minorile, che per generazioni ha collocato il minore in una posizione di protezione speciale. La nuova norma stabilisce che anche quando a commettere il reato è un minorenne, la presunzione ordinaria di capacità di intendere si applica senza eccezioni.
Le misure contro la delinquenza giovanile e le “maranze”
Meloni ha inquadrato la riforma all’interno di una strategia più ampia di contrasto alla criminalità tra i giovani. Secondo il governo, la delinquenza tra i giovanissimi è in crescita, un dato che il ministro della Giustizia ha definito incontrovertibile al termine della riunione in Palazzo Chigi. La riforma si accompagna a una serie di misure complementari già attuate o in via di implementazione.
Tra le azioni citate dal presidente figurano l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli e pene più dure per i danneggiamenti compiuti in gruppo. Il governo ha scelto di etichettare questa revisione normativa come “norma anti maranza”, alludendo ai fenomeni di violenza organizzata tra bande giovanili urbane.
La norma, secondo quanto affermato da Meloni, colpisce soprattutto chi sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari criminali. Ma la riforma ha anche l’obiettivo dichiarato di punire quei ragazzi che, consapevoli dell’impunità relativa del sistema precedente, pensavano di poter agire senza conseguenze gravi solo perché minorenni.

Il fondamento della decisione governativa
La premessa del governo è che la responsabilità personale debba essere il principio guida anche nel sistema penale minorile. L’affermazione di Meloni – “chi sbaglia risponde delle proprie azioni, anche i minorenni” – sintetizza la filosofia sottesa alla riforma: non esiste un’età sotto la quale ci si possa sottrarre alle conseguenze legali dei propri comportamenti illegittimi, purché si disponga della consapevolezza necessaria.
Questo approccio rappresenta una scelta politica che modifica equilibri consolidati. Fino a oggi, il sistema garantiva ai minorenni una presunzione di minore imputabilità, richiedendo che l’accusa provasse specificamente la capacità di intendere e volere. La riforma inverte questa logica, trasformandola in un vantaggio difensivo da conquistare attraverso la prova contraria.
Le implicazioni della riforma sul sistema penale minorile
La modifica rappresenta un cambio significativo nel trattamento dei giovani autori di reati. Con l’approvazione del disegno di legge, cambia tutto per i minorenni che commettono reati, secondo le valutazioni ministeriali. Le conseguenze riguarderanno sia il procedimento penale che le pene applicabili in caso di condanna.
La riforma è stata approvata dal Consiglio dei ministri, avviando il suo percorso legislativo verso l’esame parlamentare. Il suo futuro corso dipenderà dalle valutazioni del Parlamento e, probabilmente, dal dibattito pubblico e accademico che accompagnerà la discussione normativa nei prossimi mesi.
