“Naza” svela la macchina di morte israeliana: testimonianze di soldati che riducono i palestinesi a numeri
Documental “Naza” svela la macchina di morte israeliana, con testimonianze di soldati che riducono i palestinesi a numeri.

Il documental “Naza”, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, offre un’analisi rigorosa e contundente della guerra in Gaza, mettendo in luce i meccanismi di morte deliberata utilizzati dall’esercito israeliano. La pellicola, girata di notte sui tetti di Tel Aviv, svela come la tecnologia e l’intelligenza artificiale siano state impiegate per ridurre i civili palestinesi a semplici numeri, trasformando la guerra in un’operazione di calcolo. La pellicola, presentata nel 2026, ha suscitato un dibattito internazionale per la sua capacità di mettere in luce la banalità del male e la desumanizzazione del conflitto.
Testimonianze di soldati che riducono i palestinesi a numeri
Il documental “Naza” presenta le testimonianze di 24 membri dell’esercito israeliano, che appaiono in video con il volto oscurato e la voce distorta, a causa del rischio di rappresaglie. I soldati raccontano come le operazioni di attacco siano state pianificate con l’ausilio di un sistema di intelligenza artificiale chiamato “Lavender”, che ha identificato tra 60.000 e 70.000 dispositivi telefonici associati a Hamas. Ogni indicio, anche minimo, è stato utilizzato per ordinare un attacco, con l’obiettivo di raggiungere un certo numero di vittime civili, definito come “Naza”.
Un soldato descrive la sua partecipazione al genocidio come un trascorrere in una “realtà invisibile”, dove i civili sono ridotti a fattori numerici.
Uno dei soldati intervistati spiega che, durante un momento di massima intensità del conflitto, l’esercito israeliano considerava accettabile un attacco con un “Naza” inferiore a 20. In alcuni casi, i comandi sono stati dati per attacchi con un “Naza” di 500 civili. Queste testimonianze, brutali e dirette, rivelano una forma di desumanizzazione che sembra ripetere i meccanismi del nazismo.
Un confronto tra passato e presente
Un soldato israeliano, durante un momento di grande chiarezza, ricorda un viaggio scolastico in Polonia, organizzato per mostrare le atrocità del nazismo. Confrontando il passato con il presente, ammette di poter comprendere, grazie alle sue esperienze come esecutore del genocidio palestino, la banalità del male che accompagnò il Holocausto e il pozzo morale in cui si sono inabissati i suoi esecutori. Questa riflessione, sebbene dolorosa, sottolinea l’importanza di non ripetere gli errori del passato.
La pellicola “Naza” si ispira a documenti simili come “The Act of Killing”, che ha esplorato la responsabilità dei carnefici.
Il documental “Naza” non si limita a denunciare la barbarie, ma offre un’analisi profonda del sistema che ha portato alla guerra in Gaza. La pellicola, con la sua metodologia rigorosa e la sua capacità di mettere in luce la complicità di chi ha partecipato al conflitto, rappresenta un’opera importante per la comprensione del genocidio palestino. La pellicola, con una durata di 80 minuti, è stata girata in modo estremamente attento, con un’attenzione particolare alla rappresentazione delle testimonianze. La scelta di girare di notte sui tetti di Tel Aviv riflette la clandestinità del documental e la sua capacità di svelare la verità senza censura. “Naza” non è solo un documental, ma un’opera che cerca di comprendere l’orrore del presente e di evitare che si ripeta.
