‘Ndrangheta nel Vibonese, due famiglie controllavano cantieri e villaggi turistici
Due famiglie ‘ndranghetesi si dividevano cantieri e villaggi nel Vibonese, mantenendo controllo su settori economici chiave.

La presenza dell’organizzazione mafiosa nel Vibonese si conferma ancora una volta radicata e strutturata, con due famiglie che si dividevano il controllo su cantieri e villaggi turistici, garantendo la continuità anche ai vertici del sodalizio criminale. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza del processo abbreviato Imponimento, emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, che conferma la ricostruzione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia sulla cosca Anello-Fruci.
Secondo i giudici, il sodalizio criminale ha esercitato un controllo ben più ampio rispetto alle tradizionali attività estorsive, imponendo la propria autorità in numerosi settori economici. Dalle attività boschive ai cantieri, fino ai lavori nei villaggi turistici, la scelta degli operatori economici sarebbe stata subordinata al consenso del gruppo. La Corte ha sottolineato come il rapporto tra i due nuclei familiari fosse caratterizzato da una collaborazione stabile e dalla condivisione dei profitti, mentre agli affiliati venivano riconosciuti compensi legati alle singole attività criminali.
Struttura organizzativa stabile
Le motivazioni evidenziano una struttura organizzativa stabile, capace di garantire continuità anche durante le fasi di detenzione dei vertici. La Corte ha ritenuto attendibili le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritenute riscontrate da ulteriori elementi investigativi. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il gruppo era guidato da Rocco Anello, considerato il punto di riferimento dell’organizzazione. In sua assenza, la gestione sarebbe stata affidata ai familiari più stretti e ai fratelli Fruci, assicurando così la prosecuzione delle attività illecite.
La cosca ha esteso la propria influenza anche in altre aree del territorio, tra cui Pizzo, grazie a un presunto accordo con la cosca Bonavota. L’obiettivo era contrastare l’espansione dei Mancuso, dimostrando la capacità del sodalizio di ridefinire equilibri e aree di competenza attraverso alleanze con altre consorterie. L’area di operatività comprende diversi comuni tra il Vibonese e il Lametino, tra cui Filadelfia, Curinga, Acconia, San Pietro a Maida e Maida.
Controllo sull’economia locale
Il condizionamento dell’economia locale è un aspetto particolarmente rilevante. I collaboratori hanno raccontato di un sistema nel quale la cosca interveniva direttamente nella scelta delle aziende incaricate di eseguire lavori boschivi, opere di movimento terra e interventi edilizi. L’obiettivo non era soltanto ottenere vantaggi economici, ma consolidare il proprio potere attraverso il controllo delle principali attività produttive. Lo stesso meccanismo sarebbe stato applicato anche nel comparto turistico e nei cantieri pubblici e privati. Le imprese, pur mantenendo formalmente la libertà di stipulare contratti e concordare condizioni economiche, avrebbero dovuto rivolgersi alle imprese gradite al sodalizio, in un contesto nel quale la forza intimidatrice derivava dalla notorietà criminale del gruppo più che da esplicite minacce. La Corte ha anche evidenziato come il processo Imponimento si inserisca in un percorso investigativo più ampio, che comprende precedenti operazioni antimafia come Prima, Conquista, Effetto Domino, Via col Vento e Gentleman.
La struttura criminale ha dimostrato una capacità di adattamento e di sopravvivenza nel tempo.
La presenza del sodalizio ha influenzato in modo significativo l’economia locale.
