Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: “I test erano negativi”
Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: la difesa di Bossetti contesta i risultati e chiede nuovi accertamenti.

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, solleva nuovi dubbi sui test effettuati sugli abiti della tredicenne. Secondo il genetista forense Marzio Capra, alcune fotografie dei test mostrerebbero risultati che potrebbero indicare la presenza di liquido seminale, non registrati nelle relazioni ufficiali. La contestazione si basa su una lettura diversa dei dati, che potrebbe influire sul processo giudiziario. La difesa chiede nuovi accertamenti utilizzando tecniche più sensibili, in vista di ulteriori analisi del materiale disponibile.
La difesa chiede nuovi test su indumenti e campioni
La difesa di Bossetti ha presentato una richiesta di ulteriori esami su indumenti, campioni biologici e fotografie, già avanzata nel giugno scorso. Il genetista Marzio Capra ha sottolineato che alcuni test, in particolare su una felpa di Yara, potrebbero indicare una positività debole, compatibile con le condizioni in cui gli indumenti sono rimasti esposti all’aperto. Tuttavia, si tratta di un’interpretazione della documentazione esistente, non di un nuovo accertamento che abbia confermato la presenza di liquido seminale. La domanda del genetista è chiara: «Se non sono di Bossetti, di chi sono?».
La traccia Ignoto 1 e la condanna definitiva
Un elemento centrale del processo è stata la traccia genetica denominata Ignoto 1, individuata sugli indumenti di Yara e successivamente attribuita a Bossetti. La condanna all’ergastolo, emessa in via definitiva, si basa su questa evidenza. Tuttavia, la difesa continua a contestare alcuni aspetti degli accertamenti scientifici e punta a ottenere ulteriori analisi del materiale ancora disponibile. All’inizio di settembre, ha ricevuto un supporto informatico contenente migliaia di dati genetici raccolti durante le indagini, che potranno essere esaminati dai suoi consulenti.
Il servizio di Luigi Pelazza, in onda su Italia 1, ha portato l’attenzione sulle fotografie dei test effettuati sugli abiti di Yara. Capra ha sollevato un interrogativo sull’eventuale provenienza delle tracce: «Se fossero state di Bossetti, l’accusa le avrebbe utilizzate per inchiodarlo ancora di più. Ma se non lo sono, di chi sono?». La domanda, tuttavia, si basa sull’ipotesi che i risultati dei test possano effettivamente indicare la presenza di materiale seminale.
Allo stato attuale, non risulta dimostrata né la presenza delle tracce ipotizzate dalla difesa né la loro eventuale origine. La nuova interpretazione proposta dai consulenti di Bossetti potrebbe trovare conferma in ulteriori analisi, ma non è chiaro se potrebbe avere rilevanza sul piano giudiziario. La difesa intende ora ottenere nuovi accertamenti, utilizzando tecniche di analisi più sensibili rispetto a quelle disponibili all’epoca delle indagini.
La contestazione dei test si basa su una lettura diversa da quella ufficiale, che potrebbe influire sul processo. La difesa ha già presentato richieste di ulteriori esami, ma non è ancora chiaro se i nuovi risultati potranno modificare la situazione. La domanda del genetista rimane aperta: se non sono di Bossetti, di chi sono?
